L’appello delle mamme docenti con figli disabili: “Non possiamo lasciarli soli!”
Una delegazione di mamme docenti della provincia di Agrigento, con figli disabili al loro seguito domani incontreranno il Ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti e il Ministro della Famiglia e della disabilità Lorenzo Fontana per consegnare il plico con le 15 mila firme dei cittadini che hanno sostenuto la campagna “NON POSSIAMO LASCIARLI SOLI” lanciata […]
Una delegazione di mamme docenti della provincia di Agrigento, con figli disabili al loro seguito domani incontreranno il Ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti e il Ministro della Famiglia e della disabilità Lorenzo Fontana per consegnare il plico con le 15 mila firme dei cittadini che hanno sostenuto la campagna “NON POSSIAMO LASCIARLI SOLI” lanciata sulla piattaforma PROGRESSI.ORG. A lanciare la petizione è stata Antonella Zammito, insegnante siciliana e madre di Andrea, 20 anni, affetto da una malattia neurodegenerativa che lo rende non autosufficiente. Antonella è stata assegnata a una scuola a circa 200 chilometri da casa e ora è costretta a scegliere tra la cura di Andrea e il lavoro.
“Questo incontro avrà una doppia finalità, commentano le mamme docenti con figli disabili gravi, chiederemo oltre al provvedimento legislativo che necessariamente dovrà seguire il suo corso, di adottare misure che affrontino e risolvano la problematica in questione, a partire da questo anno scolastico 2018/2019 con una circolare ministeriale da inoltrare agli URS, così da rendere realisticamente possibile quell’ove possibile che da sempre ci ha impedito di conciliare i tempi di vita e di lavoro lasciando i nostri figli disabili al 100% privi della dovuta assistenza. La norma recita infatti che il nostro diritto di lavorare vicino casa è “ove possibile”, ma se questa possibilità non si verifica siamo posti dinnanzi ad una scelta: se assisterli o abbandonarli, per il bisogno di andare a lavorare. I nostri figli sono disabili sempre, non “ove possibile. In attesa che si colmi il vuoto legislativo, concludono, si appellano quindi ad una soluzione anche tampone che permetta loro di lavorare nello stesso comune di residenza del figlio affetto da una sola patologia inguaribile, anche in soprannumero, mentre attualmente i posti disponibili vengono occupati da chi riesce ad accumulare patologie lievi come l’asma, raggiungendo il 67% di disabilità. Oppure, in alternativa, chiediamo una soluzione che impedisca il disgiungimento familiare nel caso di figli disabili, analogamente a quanto previsto per il personale coniuge di militare o di categoria equiparata».






