Agrigento

Università, piano per rilanciare il polo di Agrigento

Alla base il potenziamento delle strutture, dei servizi agli studenti e un'offerta formativa più aderente alle esigenze del territorio

Pubblicato 45 minuti fa

Rilanciare il polo universitario di Agrigento attraverso il potenziamento delle strutture, dei servizi agli studenti e un’offerta formativa più aderente alle esigenze del territorio. È l’obiettivo emerso dall’incontro di pianificazione strategica e coordinamento operativo che si è svolto allo Steri, sede del rettorato dell’università di Palermo. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, il rettore Massimo Midiri, i presidenti del Libero consorzio di Agrigento, Giuseppe Pendolino, e di Ecua, Giovanni Perino, e il sindaco Michele Sodano.

Tra le prime azioni individuate ci sono la definizione di soluzioni per la gestione della sede di via Quartararo, la riqualificazione degli spazi e l’avvio delle procedure per un bando per la gestione del servizio bar. Al centro del confronto anche il rafforzamento della compagine consortile, con il coinvolgimento di Comuni, ordini professionali e mondo imprenditoriale, e l’aggiornamento dell’offerta didattica. Si è discusso inoltre del futuro dei locali dell’ex ospedale di Agrigento, di proprietà dell’ateneo, e della situazione finanziaria del Consorzio. Il percorso punta a una collaborazione stabile tra Università, enti locali e Regione per restituire centralità al Polo universitario agrigentino.

«Non possiamo continuare ad assistere alla partenza dei nostri giovani come se fosse un fenomeno inevitabile – afferma il segretario generale della Cgil di Agrigento, Alfonso Buscemi –. Ogni ragazzo che è costretto a lasciare Agrigento per studiare o per cercare un lavoro rappresenta una perdita per la nostra comunità. Per questo il rilancio dell’Università deve diventare una priorità dell’intero territorio». Per la Cgil, il Polo universitario deve essere considerato un’infrastruttura strategica per lo sviluppo della provincia, al pari delle altre grandi opere materiali. Occorre quindi investire nella qualità dell’offerta formativa, nei servizi agli studenti, nelle strutture e nella capacità di collegare i percorsi universitari alle vocazioni economiche e produttive del territorio.«Non basta riaprire una stagione di collaborazione istituzionale – aggiunge Buscemi –. Bisogna avere una visione e assumere impegni precisi. Chiediamo al Libero Consorzio, ai Comuni, alla Regione, all’Università, all’ECUA, alle imprese e alle organizzazioni sociali di costruire insieme un vero patto per il futuro dei giovani agrigentini».Secondo il segretario generale della Cgil, l’ampliamento della compagine consortile annunciato dal Libero Consorzio può rappresentare un passaggio significativo, così come il ripensamento dell’offerta didattica in relazione ai fabbisogni del sistema produttivo.«Servono corsi capaci di intercettare le nuove professioni, la transizione digitale ed energetica, l’economia del mare, il turismo, i beni culturali, l’agroalimentare e i servizi. Ma serve soprattutto un territorio capace di offrire, dopo la laurea, occasioni di lavoro dignitose e qualificate. Il diritto a studiare deve accompagnarsi al diritto a poter restare».Buscemi chiede, pertanto, che il confronto avviato non si esaurisca negli incontri istituzionali, ma produca un programma con obiettivi, risorse, tempi e responsabilità definite.«Agrigento non può più permettersi di perdere tempo – conclude –. Se davvero vogliamo invertire il declino demografico e contrastare l’emigrazione dei nostri giovani, dobbiamo creare oggi le condizioni perché domani possano scegliere liberamente di restare. L’Università può e deve essere uno dei motori di questa nuova stagione. La Cgil è pronta a fare la propria parte, mettendo a disposizione idee, proposte e capacità di confronto».

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