Arsenale in un casolare a Licata, no alla sorveglianza speciale per 27enne
Per questi fatti il giovane è stato scagionato mentre il padre ha patteggiato una condanna a cinque anni di reclusione
La sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Palermo ha rigettato la richiesta di applicazione della sorveglianza speciale nei confronti di Rosario Cusumano, 27 anni, di Licata (difeso dall’avvocato Santo Lucia), coinvolto insieme al padre in un blitz della Squadra mobile scattato la scorsa estate. In quell’occasione i poliziotti hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale nascosto in un casolare alla periferia del popoloso centro dell’agrigentino.
Per questi fatti il giovane è stato scagionato mentre il padre ha patteggiato una condanna a cinque anni di reclusione. Proprio alla luce della sentenza di assoluzione il tribunale ha deciso di non applicare la misura di prevenzione che prevedeva la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Licata per la durata di cinque anni. La vicenda è legata a quanto accaduto nel luglio scorso quando la Squadra mobile di Agrigento eseguì perquisizioni a tappeto tra Licata e Canicattì culminate poi con l’arresto in flagranza di quattro indagati.
Nel fabbricato rurale nella disponibilità di Cusumano gli agenti hanno trovato di tutto: cinque pistole, tre revolver a salve modificate per lo sparo, due fucili, migliaia di munizioni, caricatori, metal detector, ottiche di precisione e addirittura inneschi con polvere da sparo. L’arsenale veniva diviso e occultato in dei fusti o bidoni che poi venivano nascosti sotto terra, lontano da occhi indiscreti. Almeno nelle intenzioni poiché cimici e telecamere piazzate dalla Squadra mobile hanno svelato non soltanto i nascondigli ma soprattutto portato alla luce anche un vero e proprio mercato delle armi.

