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False assunzioni in cambio di soldi: in quattro a giudizio a Ribera

In poco più di tre mesi la banda è riuscita a truffare ben sei persone

Pubblicato 5 anni fa

Indagini chiuse e giudizio immediato nei confronti dei quattro indagati coinvolti nell’inchiesta – coordinata dalla Procura di Sciacca – sulle finte assunzioni alle Poste Italiane in cambio di denaro. Si tratta di una coppia di coniugi di 44 anni originari di Ribera, Alfonso Caruana impiegato postale, e la moglie Antonina Campisciano, originaria di Sant’Anna di Caltabellotta, anche lei dipendente delle Poste;  una donna di nazionalità polacca, Sylvia Adamczyk, di 47 anni, residente a Palermo e Pasqualina Serpico, 49 anni di Castelvetrano.

Le indagini sono state avviate nell’ottobre scorso. In poco più di tre mesi la banda è riuscita a truffare ben sei persone – tutte originarie della provincia di Palermo – facendosi accreditare 45 mila euro. Le vittime, adescate nei modi più disparati, sono finite sul lastrico indebitandosi. Durante il blitz i carabinieri hanno anche sequestrato falsi contratti di assunzione che riportavano addirittura la sigla sindacale “Cobas-Poste Italiane” che ha sede a Ribera in via Etna, e delle carte postepay dove venivano accreditati i soldi delle vittime.

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