Apertura

Gli omicidi della Stidda a Roma, chiesto ergastolo per i palmesi Nicitra e Farruggio

Chiesto, invece, il proscioglimento del pentito Giovanni Calafato le cui dichiarazioni hanno portato alla luce gli omicidi a distanza di oltre 30 anni

Pubblicato 38 minuti fa

La Procura di Roma ha chiesto la condanna all’ergastolo nei confronti di Salvatore Nicitra, 69 anni, e del cugino Calogero Farruggio, 64 anni, entrambi di Palma di Montechiaro, per un duplice omicidio avvenuto nella Capitale alla fine degli anni ottanta. Il pm Rosalia Affinito, al termine di una requisitoria durata quasi tre ore, ha chiesto anche il proscioglimento (per prescrizione e con il riconoscimento dell’attenuante della collaborazione ndr) per Giovanni Calafato, ex killer della Stidda coinvolto nell’omicidio del giudice Livatino, le cui dichiarazioni sono state decisive per portare alla luce i delitti a distanza di quasi quarant’anni. Il processo si sta celebrando davanti i giudici della terza sezione della Corte di assise di Roma presieduta da Antonella Capri. Il 10 settembre la parola passerà agli avvocati della difesa per le arringhe. 

La vicenda è una “costola” dell’operazione Jackpot, l’inchiesta che ha decapitato il clan guidato da Salvatore Nicitra (condannato a 9 anni per questi fatti), ritenuto il padrone assoluto del quadrante nord della Capitale “guadagnandosi” sul campo l’appellativo di “quinto Re di Roma”. Al centro del processo ben tre omicidi: quello dei fratelli Valentino e Bebo Belardinelli, pezzi da novanta della mala romana uccisi nel 1988 dopo essere entrati in contrasto proprio con Nicitra per il controllo degli affari criminali a Primavalle e quello di Giampiero Caddeo, morto nel 1983 nell’ospedale psichiatrico di Aversa in seguito al crollo di una parete divisoria fatta esplodere con una bomboletta di un fornello a gas. Per quest’ultimo delitto l’accusa ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Diversa cosa, invece, sono gli omicidi dei fratelli Belardinelli per i quali il pm ha chiesto per Nicitra ed il cugino il carcere a vita. Decisive sono state le dichiarazioni di Giovanni Calafato, un tempo spietato killer della Stidda poi divenuto collaboratore di giustizia nel 1994. Il palmese si è autoaccusato del delitto di Valentino Belardinelli, ucciso nel 1988 mentre rincasava (armato) con la fidanzata, chiamando in causa Nicitra in qualità di mandante e Farruggio che, invece, sarebbe stato colui il quale li ha messi in contatto. Alle dichiarazioni di Calafato si sono aggiunte anche quelle di un altro capo della Stidda, Giuseppe Croce Benvenuto, anch’egli divenuto nel tempo collaboratore di giustizia. 

Nicitra da piccolissimo si era trasferito da Palma di Montechiaro a Roma dopo l’omicidio del padre e nella capitale, col tempo, era riuscito a ritagliarsi uno spazio non indifferente nella “mala” anche grazie ai rapporti con la famigerata Banda della Magliana e, in particolare, con il boss Renatino De Pedis. La scalata al potere di Salvatore Nicitra, di Palma di Montechiaro, è stata lunga. La conquista della Capitale sanguinosa e dolorosa: chi si opponeva, moriva. Ma nella strada verso il potere si sono contate anche perdite. Nel 1993 gli vengono uccisi un figlio di appena 11 anni ed un fratello, scomparso con il metodo della lupara bianca. Poi la pacificazione, niente più morti ammazzati ma business e soldi a palate. Nicitra alla fine degli anni duemila non soltanto è “quinto re di Roma (gli altri quattro boss che si sono spartiti la città sono Carminati, Fasciani, Senese e Casamonica ndr), padrone indiscusso del quadrante nord tra Primavalle e Montespaccato, ma ancheil capo di una holding specializzata nel gioco d’azzardo on-line

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Grandangolo Settimanale N.19/2026 · Edizione digitale
Ultima uscita
Vai all'edicola digitale
N.19/2026
Pagina 1 di 15
Hai già acquistato questo numero? Inserisci il codice di accesso:
banner italpress istituzionale banner italpress tv