La mafia dei Nebrodi: 45 condanne per 325 anni di carcere
La vicenda ruota attorno a un meccanismo che, secondo l'impianto accusatorio, avrebbe consentito di ottenere contributi destinati all'agricoltura attraverso la disponibilità fittizia o illecita di terren
Quarantacinque condanne per complessivi 325 anni di carcere. E’ la sentenza del Tribunale di Patti nel maxi processo ‘Nebrodi 2’, secondo filone dell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi europei per il settore agricolo da parte della criminalità organizzata. A deciderlo dopo 7 ore in camera di consiglio il collegio presieduto da Monica Marino, con a latere i giudici Eugenio Aliquò e Gianluca Corona. Gli imputati erano accusati di associazione di stampo mafioso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, estorsione e traffico di stupefacenti.
Il processo rappresenta il secondo capitolo giudiziario della vasta attività investigativa sviluppata dalla Dda di Messina sul sistema delle frodi ai danni dei fondi agricoli europei. Il primo ‘Nebrodi’, scattato con il blitz del gennaio 2020, aveva portato a un procedimento con decine di imputati e si è concluso in Cassazione con 50 condanne. Quattro anni dopo quella prima operazione, all’inizio del 2024, era arrivato il secondo blitz, che ha interessato ulteriori presunte articolazioni del sistema criminale legato all’appropriazione indebita dei finanziamenti comunitari. La vicenda ruota attorno a un meccanismo che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbe consentito di ottenere contributi destinati all’agricoltura attraverso la disponibilità fittizia o illecita di terreni. Un sistema che avrebbe sottratto risorse pubbliche e, in alcuni casi, avrebbe coinvolto anche agricoltori e allevatori che si sarebbero opposti alle pretese dei gruppi criminali.
“La sentenza di Nebrodi due è un segnale che arriva dritto al cuore di tutti quegli agricoltori e allevatori onesti che per anni hanno subito umiliazioni, minacce e ritorsioni nonché la perdita economica di quei fondi europei che invece di andare a loro finivano nelle tasche di criminali e truffatori”. A dirlo l’europarlamentare del M5S Giuseppe Antoci ed ex presidente del Parco dei Nebrodi. “Siamo tutti riconoscenti – dichiara Antoci – alla Dda di Messina, ai carabinieri, alla Guardia di finanza e alla polizia di Stato. Il Tribunale di Patti ha oggi confermato, con questa sentenza, non solo il grande lavoro degli inquirenti ma anche il contesto in cui ci siamo mossi in questi anni”. “Abbiamo colpito con un’azione senza precedenti una criminalità ricca, potente e violenta – aggiunge Antoci – ed è per questo che quella notte volevano fermarmi. Volevano bloccare l’idea di una legge nazionale e dunque tutto quello che sta accadendo, attraverso la norma poi approvata, e che sta colpendo quel sistema in tutta Italia” . “Nonostante la consapevolezza che, con questa ulteriore sentenza, l’odio e il rancore contro di me cresceranno ancora di più – osserva l’eurodeputato – è comunque tanta la felicità che provo oggi nel vedere che il nostro lavoro serva al Paese, alla Sicilia e ai miei amati Nebrodi.Hanno costretto me e la mia famiglia a vivere una vita blindata con una casa presidiata dall’Esercito. Sono stati anni di dolore, paure e preoccupazioni. Abbiamo resistito con la schiena dritta anche quando volevano spezzarcela. Abbiamo fatto tanta strada con dignità ed è grazie a quest’ultima che continuiamo a vincere. Tutti, ma – conclude Antoci – per primo ha vinto lo Stato. Lo Stato vince sempre”.




