Mafia, niente alcolici in cella per il mandante dell’omicidio del giudice Livatino
Gallea, condannato definitivamente all’ergastolo per essere uno dei mandanti dell’omicidio Livatino, era tornato in semilibertà e aveva riorganizzato la Stiddaa a Canicattì
Niente alcolici in cella per il boss della Stidda Antonio Gallea, 69 anni, uno dei mandanti dell’omicidio del giudice Rosario Livatino. Lo ha stabilito la Cassazione accogliendo il ricorso del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che si era opposto alla decisione del tribunale di Sorveglianza che, a sua volta, aveva dato l’ok al consumo di vino e birra nella struttura penitenziaria. Gallea, uno degli esponenti di rilievo della Stidda di Canicattì, è attualmente detenuto in regime di alta sicurezza nel carcere di Oristano.
Già condannato all’ergastolo poiché ritenuto il mandante dell’efferato omicidio del giudice Rosario Livatino era tornato in semilibertà prima di finire nuovamente in manette nel 2021 nell’operazione Xidy. Gallea ha scontato ininterrottamente la pena in carcere fino al 2015 quando il Tribunale di Sorveglianza di Napoli gli concede la semilibertà e dal 2017 anche la licenza premio che gli permette di tornare a Canicattì. Permessi accordati in ragione della dedizione ad attività di volontariato ed al proseguimento di studi universitari. Per gli inquirenti, però, non ci fu nessun reinserimento sociale ma il boss canicattinese – una volta uscito – riprese le redini di quella temuta organizzazione criminale. Per questi fatti Gallea è stato condannato in primo grado a 22 anni di reclusione.




