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“Mazzette per il rilascio delle salme in ospedale”, due agrigentini tra i 45 indagati 

Si tratta di due impresari di pompe funebri agrigentini. Numerosi gli agrigentini (Cammarata, Favara, Ribera, Licata) vittime di estorsione

Pubblicato 2 ore fa

La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di 45 persone coinvolte, a vario titolo, nel lucroso (e illegale) giro di affari che gira intorno alle restituzione delle salme al Policlinico. Si tratta del primo dei tre filoni d’inchiesta. Il provvedimento è firmato dai pm Maria Rosaria Perricone e Felice De Benedittis. Tra gli indagati – dipendenti dell’ospedale e imprenditori delle onoranze funebri – ci sono anche due agrigentini: si tratta di un 63enne di Sambuca di Sicilia e un 38enne di Sciacca, impresari di pompe funebri. Numerosi gli agrigentini (Cammarata, Favara, Ribera, Licata) vittime di estorsione. Sono almeno 49 i casi di corruzione scoperti in poco più di un anno di indagine dalla Procura di Palermo nell’ambito di una inchiesta su un business messo su da alcuni operatori della camera mortuaria del Policlinico che, in cambio di mazzette, acceleravano le pratiche per il rilascio delle salme alle imprese funebri. Si trattava dei corpi di pazienti deceduti nel nosocomio o per cui era stata disposta l’autopsia dalla magistratura. I titolari delle imprese funebri, seguendo a quanto pare un ben rodato sistema, pagavano mazzette ai dipendenti infedeli del Policlinico per velocizzare le pratiche e avere prima le salme.

A chi pagava venivano spalancate le porte mentre per i più diffidenti le cose potevano mettersi male. Uno degli episodi riguarda proprio un imprenditore di Sambuca di Sicilia, proprietario di una ditta di onoranze funebri. L’uomo risulta indagato per corruzione per aver ceduto alle richieste di denaro ma anche vittima di una concussione. Le intercettazioni hanno svelato l’episodio che lo vede protagonista. L’imprenditore giunge al Policlinico e paga subito 50 euro ad uno dei dipendenti per la vestizione di una salma che doveva ritirare. Il giorno seguente, invece, subiva la concussione di un altro dipendente dell’ospedale: 100 euro per l’applicazione dell’ex articolo 8 (nessun cadavere può essere chiuso in cassa prima che siano trascorse 24 ore). L’imprenditore viene introdotto al sanitario da un collega palermitano. Quando però l’agrigentino si è mostrato riluttante a voler comprendere le pressioni il dipendente dell’ospedale si è adirato: “Qua l’articolo otto è cento euro..”. E ancora, per fargli capire bene come funzionassero le cose, lo ha ammonito: “qua ci sono i documenti e apposto così … a prossima vota..unni è.. esce dopo uno, due giorni, tre giorni!”

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