Cattolica Eraclea, omicidio marmista: manca giudice popolare, slitta udienza in Corte d’Assise

Redazione

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Cattolica Eraclea, omicidio marmista: manca giudice popolare, slitta udienza in Corte d’Assise

di Redazione
Pubblicato il Gen 11, 2019
Cattolica Eraclea, omicidio marmista: manca giudice popolare, slitta udienza in Corte d’Assise

Uno dei giudici popolari è assente ed il processo viene rinviato all’1 febbraio. Non è decollata l’udienza prevista per questa mattina – avanti la Corte di Assise di Agrigento – del processo a carico di Gaetano Sciortino, operaio 53enne di Cattolica Eraclea, accusato dell’omicidio di Giuseppe Miceli, marmista del paese di 67 anni, massacrato all’interno del suo laboratorio il 7 dicembre 2015.

Sciortino, che ha sempre respinto le accuse, è stato arrestato dai carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento il 20 ottobre 2017, a distanza di un anno e mezzo dall’omicidio. La svolta nelle indagini avviene con il ritrovamento di alcune punte di trapano – oggetti che posseggono un numero seriale grazie al quale si è risaliti al proprietario, ovvero la vittima – e che erano state occultate dai figli di Sciortino in aperta campagna – e le analisi dei Ris di Messina su una scarpa ritrovata in un’area rurale appartenente al Sciortino che – a seguito di un confronto con le impronte ritrovate sulla scena del crimine – non hanno lasciato alcun dubbio.

Sono state alcune “imperfezioni” proprio sull’impronta lasciata da Sciortino a rendere “unica” quella prova. Fondamentale è stata anche la collaborazione di alcuni esercenti del paese che, immediatamente, hanno fornito le immagini delle telecamere di sicurezza: da qui è emerso che Sciortino, prima di uccidere l’artigiano, aveva pedinato per quasi tre ore quella che sarebbe stata la sua vittima che sarebbe stata letteralmente massacrata all’interno della sua bottega con corpi contundenti quali un piatto di marmo, un booster e due motorini per autoclave.

Sciortino è difeso dall’avvocato Santo Lucia mentre la parte civile è rappresentata dall’avocato Di Caro. L’accusa è sostenuta dal sostituto procuratore Gloria Andreoli. Si torna in aula l’1 febbraio.


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