Cultura

“Opra”, ecco il nuovo romanzo dello scrittore agrigentino Renato Schembri

Dopo “Canberra”, “Reiko” e le “Stagioni del silenzio”, lo psicoterapeuta affronta con il lettore un viaggio che sfida i pregiudizi, invitando a non voltarsi dall’altra parte di fronte al dolore e alla follia

Pubblicato 3 settimane fa

Si intitola “Opra” l’ultima fatica letteraria dello psicoterapeuta e scrittore agrigentino Renato Schembri, già noto per opere come Stagioni del silenzio, Canberra e Reiko la vera storia di Sonia Riotta.

Il libro, edito dalla Maurizio Vetri, è stato definito dallo scrittore Alfonso Gueli come “un romanzo in cui i racconti si compongono come capitoli di un’unica storia” è ambientato nella cittadina di Opra, dove si intrecciano sette “atti” carichi di tensione emotiva. Attraverso una scrittura che alterna semplicità e improvvise accensioni narrative, Schembri ci conduce in un luogo dove la mente smette di essere un motore di pensieri per diventare un crocevia di impulsi incontrollabili.

I protagonisti parlano in prima persona e utilizzando il tempo presente. L’autore, spogliandosi della sua competenza di operatore sanitario, si mette al servizio delle loro storie, permettendo loro di diventare persone reali e indimenticabili agli occhi del lettore.

L’opera si distingue per un uso nel linguaggio che conferisce genuinità ai personaggi e per una sperimentazione stilistica audace: in alcuni passaggi, la punteggiatura scompare per mimare il fluire del pensiero psicotico o il crescendo della passione erotica. Come sottolineato dallo psichiatra Alessandro Svettini, il libro esplora il trinomio Thanatos, Ekstasis ed Eros, toccando temi delicati come la psicosi, il delirio, il tradimento e la morte.

“Opra”, dalle parole della prefazione, è “un sussurro che ha la forza di un grido”, non è solo un’opera di narrativa, ma anche un atto di impegno civile. Citando Albert Camus, “l’autore scrive in nome di tutti coloro che non possono farlo”. È un libro che sfida i pregiudizi, invitando il lettore a non voltarsi dall’altra parte di fronte al dolore e alla follia.

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