Giudiziaria

Corruzione, chiesto il rinvio a giudizio del presidente dell’Ars Galvagno

Oltre a Galvagno la procura chiede il processo per altri cinque fra burocrati e imprenditori.

Pubblicato 2 mesi fa

Mentre il Palazzo dei Normanni s’apprestava a discutere la mozione di sfiducia, poi respinta, a Renato Schifani, dal Palazzo di giustizia di Palermo – poco più di mezzo chilometro in linea d’aria – arrivava la notizia che la Procura chiedeva al Gup il rinvio a giudizio per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, indagato con altri per corruzione, peculato, truffa e falso ideologico. Se l’esito sulle sorti di Schifani non ha mai trovato allibratori disposti ad accettare scommesse – l’opposizione contava su 23 voti contro i 36 necessari -, per Galvagno (Fratelli d’Italia) il responso è affidato al Gup che ha fissato l’udienza preliminare per il 21 gennaio.

La decisione riguarderà altre cinque persone, tra le quali l’ex portavoce del politico, Sabrina De Capitani, gli imprenditori Caterina Cannariato e Alessandro Alessi, Marianna Amato, dipendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana e Roberto Marino, ex autista del presidente dell’Ars. Per l’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata (indagata nella stessa inchiesta), è stato chiesto il processo lo scorso 18 novembre e il Gup si pronuncerà il 13 gennaio. Tra iniziative natalizie e convegni, Galvagno, secondo i pm, avrebbe finanziato la promotrice degli eventi, Caterina Cannariato, ottenendo in cambio consulenze per persone del suo entourage. Rappresentante in Sicilia della Fondazione Marisa Bellisario, Cannariato è anche vicepresidente della Fondazione che prende il nome dal marito, Tommaso Dragotto, titolare della società di noleggio Sicily By Car. Tra le iniziative segnalate nell’indagine dei pm, figurano “Donna, economia e potere” (11mila euro dalla presidenza dell’Ars),

“La Sicilia per le donne” (15mila euro dalla presidenza e 12.200 euro dalla Fondazione Federico II che dipende dal presidente pro tempore dell’Assemblea). E ancora: 100mila euro per “Un Magico Natale”, contributo votato in aula mentre presiedeva Galvagno, che avrebbe ottenuto da Cannariato un incarico di consulenza legale per la cugina Martina Galvagno, da esercitare per una srl amministrata da Cannariato; la nomina di Franco Ricci, compagno di Sabrina De Capitani nel Cda di Sicily By Car; un incarico per Marianna Amato, da parte della Fondazione Dragotto. A Galvagno e all’ex autista Marino sono poi contestati il peculato per aver usato 60 volte, a fini privati, l’auto di servizio, un’Audi 6. Marino e Galvagno rispondono anche di truffa e falso, in quanto l’ex autista avrebbe dichiarato di decine di missioni mai fatte ma vidimate da Galvagno. Il presidente dell’Ars ha sempre negato ogni addebito. Sono parecchi i politici siciliani coinvolti in vicende giudiziarie: Totò Cuffaro, ex presidente della Regione e segretario – ora dimissionario – della risorta Democrazia cristiana; l’ex assessore regionale democristiano Carmelo Pace, accusati di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione; l’ex assessore all’Energia Roberto Di Mauro (associazione a delinquere), l’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè (peculato); il deputato Giuseppe Castiglione (voto di scambio), sospeso dall’Ars; il vicepresidente della Regione Luca Sammartino (corruzione), il deputato regionale Salvo Geraci (tentata concussione e abuso d’ufficio).

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