Inchiesta “Sorella Sanità”, manager agrigentino patteggia ma deve restituire tangenti

Redazione

Inchiesta “Sorella Sanità”, manager agrigentino patteggia ma deve restituire tangenti
| Pubblicato il mercoledì 25 Novembre 2020

Inchiesta “Sorella Sanità”, manager agrigentino patteggia ma deve restituire tangenti

L'inchiesta della Gdf ipotizza un giro di tangenti nel mondo della sanità siciliana
di Redazione
Pubblicato il Nov 25, 2020

Quattro anni e due mesi a condizione che restituisca le tangenti incassate il cui valore si aggirerebbe intorno al milione di euro. C’è l’ok da parte del Gup del Tribunale di Palermo Antonella Consiglio sul patteggiamento della pena di Salvatore Manganaro, manager di Canicattì, coinvolto nella maxi inchiesta sulla sanità siciliana denominata “Sorella Sanità”. Manganaro, ex braccio destro del manager dell’Asp Fabio Damiani, ha intrapreso un percorso di collaborazione con le autorità giudiziarie rendendo verbali al procuratore aggiunto Sergio Demontis e ai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. 

Oltre al patteggiamento di Manganaro è stata accolta la stessa richiesta nei confronti di Ivan Turola (4 anni e mezzo) e Roberto Satta (5 anni), responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie. Rito abbreviato, invece, per il manager dell’Asp di Trapani Fabio Damiani; Antonio Candela, ex coordinatore regionale per l’emergenza covid19;  Giuseppe Taibbi, imprenditore legato a Candela: Francesco Zanzi, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie spa; Angelo Montisanti, responsabile operativo per la Sicilia di Siram e amministratore delegato di Sei Energia scarl; Salvatore Navarra, presidente del consiglio di amministrazione di Pfe spa. Rito ordinario, invece, per Crescenzo De Stasio. 

di Redazione
Pubblicato il Nov 25, 2020


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