Giudiziaria

Non favorì il boss di Sciacca, commerciante chiede risarcimento per ingiusta detenzione

Il commerciante ha trascorso due settimane in carcere e due anni ai domiciliari prima di essere assolto dall’accusa di aver favorito il boss Accursio Dimino

Pubblicato 11 ore fa

Ha trascorso due settimane in carcere e due anni ai domiciliari con l’accusa di aver favorito il capomafia di Sciacca, Accursio Dimino, prima di essere assolto per non avere commesso il fatto. Il commerciante Massimiliano Mandracchia, 52 anni, attraverso il suo legale Calogero Lanzarone, è pronto adesso a chiedere un risarcimento per ingiusta detenzione. Mandracchia era stato arrestato nell’operazione “Passepartout”, inchiesta che ha fatto luce sulla riorganizzazione della famiglia mafiosa di Sciacca guidata dal boss Dimino e sul ruolo dell’ex assistente parlamentare Antonello Nicosia, vera e propria chiave per entrare e uscire dalle carceri italiane e veicolare messaggi tra gli esponenti di cosa nostra.

Sia Dimino che Nicosia sono stati condannati in via definitiva rispettivamente a 17 anni e 13 anni di reclusione. Mandracchia era accusato di essersi messo a disposizione del boss Accursio Dimino veicolando messaggi telefonici tra il capomafia e persone negli Stati Uniti. Dalle indagini era emerso che Dimino volesse proseguire la sua “carriera” anche oltreoceano. La difesa ha sempre sostenuto che l’imputato non fosse a conoscenza del contenuto delle comunicazioni e di aver messo a disposizione il suo cellulare perché quello del boss non consentiva le chiamate whatsapp. 

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