Giudiziaria

“Verosimile la sua partecipazione all’omicidio ma indizi non bastano”, ecco perché è stato assolto Onolfo 

Depositate le motivazioni sulla faida di Palma di Montechiaro: i giudici spiegano l'assoluzione di Roberto Onolfo dall'accusa di omicidio

Pubblicato 2 mesi fa

Stessa accusa ma destini diversi. Uno condannato all’ergastolo, l’altro assolto. La Corte di Assise di Agrigento, presieduta dal giudice Giuseppe Miceli, ha depositato lo scorso 5 febbraio la sentenza del processo scaturito dall’operazione “Switch off”, l’inchiesta che ha fatto luce sulla tristemente nota faida di Palma di Montechiaro. Si tratta di una guerra tra famiglie – i Rallo di Licata e gli Azzarello di Palma di Montechiaro – innescata da un furto di un camion e culminata con due omicidi commessi nel giro di venti mesi. Due dei nove imputati erano accusati dell’omicidio di Salvatore Azzarello, ucciso la mattina del 22 agosto 2017 mentre si trovava a bordo di un trattore in contrada Burraiti. Ad Ignazio Rallo, fratello di Enrico, prima vittima della faida, è stato inflitta la pena dell’ergastolo (qui le motivazioni https://www.grandangoloagrigento.it/apertura/la-faida-di-palma-di-montechiaro-lergastolo-a-ignazio-rallo-lomicidio-del-fratello-e-il-grandissimo-movente.) Il nipote Roberto  Onolfo, per la stessa identica accusa, è stato assolto. I giudici della Corte di Assise spiegano il perché. 

Il passaggio integrale relativo alla posizione di Roberto Onolfo

Ad analoghe conclusioni non può pervenirsi con riferimento alla posizione di Roberto Onolfo verso cui, di certo, sono emersi gravi indizi di colpevolezza ma gli stessi alla fine non risultano sufficienti per pervenire ad una condanna per tale grave fatto di reato apparendo gli stessi, a volte, anche contraddittori tra di loro. Ed invero, non può rilevarsi come gli elementi indiziari sussistenti nei confronti dell’Onolfo siano costituiti in sostanza da tre elementi probatori: le conversazioni intercettate tra Orlando e Oteri in cui riferiscono le parole pronunciate dalla moglie Anna Manganello nei confronti del marito; la accertata sussistenza di un rapporto stretto sotto il profilo amicale, parentale e delinquenziale tra Rallo e Onolfo che si caratterizza quasi in termini di subalternità del secondo verso il primo; il coinvolgimento dell’Onolfo nel furto del fuoristrada utilizzato per l’omicidio; l’assenza di un forte alibi in suo favore. Sulla base di questi elementi ritiene questa Corte che il possibile coinvolgimento dell’imputato nell’omicidio appare, in effetti, altamente verosimile ove si tenga conto che l’Onolfo è un succube del Rallo tale per cui, come efficacemente riferito dalla Manganello, “se lui ti dice ammazza a quello tu parti per andarlo ad ammazzare.. per questo! Il più minchia tu sei”, ed appare quindi, certamente possibile che il Rallo dovendo compiere un grave delitto di tale genere si possa essere rivolto proprio all’Onolfo con il quale intratteneva in particolare in quel periodo solidi legami delinquenziali attestati dalla sentenza emessa nel processo “switch on”. Ma basta un giudizio di possibilità o verosimiglianza al fine di ritenere qualcuno colpevole di un delitto così grave? A parere di questa Corte no. Alla fine, infatti, non può non rilevarsi come l’Onolfo, così come dallo stesso riferito anche nelle conversazioni intercettate sull’auto con l’Orlando il 9 ottobre 2017, non ha alcun movente per farsi coinvolgere in un fatto così grave. Non risulta, ad esempio, che intrattenesse rapporti stretti anche con Enrico Rallo. Ed alla fine anche le gravi accuse mosse dalla Manganello al marito (assassino, omicida) non denotano una conoscenza diretta da parte sua di fatti concreti al di là di sue eventuali deduzioni lanciate al marito in un momento di rabbia. Certo questo è un indizio grave. Ma, francamente, non appare così preciso ed univoco posto che è anche possibile che nella sfilza di ingiurie proferite in quel momento al marito vi abbia inserito anche quelle che potevano essere dei suoi timori. Nè il suo accertato coinvolgimento nel furto del pick-up della forestale dimostra conseguentemente anche la sua partecipazione all’omicidio: è assolutamente possibile che il mezzo in questione fosse a disposizione di tutti gli appartenenti al sodalizio criminale dello “switch on” e soggetti vicini tanto è vero che Matteo Rallo riferisce di aver visto anche Giuseppe Rallo condurre un mezzo di tal genere. Quanto all’alibi, poi, non può non rilevarsi che se di certo non è provato, al di là di ogni dubbio, che Roberto Onolfo la mattina del 22 agosto 2017 era a casa sua a dormire sino alle 10.30 circa, così come dallo stesso riferito, al contempo, però, non può non rilevarsi come nessun elemento acquisito al processo smentisca in maniera univoca tale circostanza: non ci sono le dichiarazioni di qualcuno che lo abbia visto sveglio alle 7 o poco dopo sul Ponte del villaggio nuovo o da qualche altra parte in giro; ed al contempo l’unico elemento certo che risulta acquisito agli atti, cioè la telefonata delle 11.04 he lui fa al Rallo e la cui cella telefonica lo pone in una località che comprende anche casa sua, alla fine offre più conferme che smentite alla sua ricostruzione dei fatti posto che, in effetti, così come emerge dalla conversazione, l’imputato ha sempre sostenuto di essersi svegliato alle 10.30 circa d dopo avere litigato con la moglie ha chiamato il Rallo per farsi fare un prestito. Milita, infine, in favore di Onolfo anche la circostanza per cui lui ben sapeva di essere in qualche modo coinvolto nelle indagini relative al telefono rubato unitamente al pick-up del Corpo Forestale (già in data 13 luglio 2017, appena 40 giorni prima del delitto, era stata eseguita nei suoi confronti una perquisizione nel corso della quale era stata rinvenuta e sequestrata nella sua disponibilità proprio la sola scheda sim in questione utilizzata sul telefono cellulare rubato) ed appare ance inverosimile che qualora fosse stato coinvolto nell’omicidio in oggetto avrebbe di certo avuto qualche remora ad utilizzare proprio il pick-up in questione. Remore che, invece, non ha avuto Rallo poiché del tutto oscuro di tale circostanza apparendo, al contempo, assolutamente verosimile che l’Onolfo nulla abbia riferito ai sodali sul punto poiché in caso contrario avrebbe dovuto anche comunicare loro di aver permesso o fatto lui stesso la grande ingenuità di inserire una propria scheda sim in un telefono rubato; circostanza che sarebbe subito venuta fuori con l’acquisizione dei tabulati del telefono che, come noto, è la prima indagine che svolge al polizia giudiziaria in casi di questo genere. Ed è lecito ritenere che un soggetto scaltro, deciso e violento come Rallo di certo non avrebbe gradito una ingenuità del genere da parte di uno dei suoi uomini. Alla fine, dunque, appare evidente come gli elementi indiziari acquisiti nei suoi confronti, seppur ben sussistenti ed alcuni anche gravi, al contempo, però appaiono anche contraddittori tra di loro ed in conclusione sono insufficienti al fine di pervenire ad una condanna per un fatto così grave. Resta ferma la sua accertata responsabilità quanto al furto del fuoristrada sopra indicato.” 

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