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Blitz Montagna, il “Riesame” libera anche Giuseppe Scavetto; ecatombe di scarcerazioni: il punto

Il Tribunale del Riesame ha scarcerato Giuseppe Scavetto, 49 anni di Casteltermini, arrestato lo scorso 22 gennaio nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna”. L’uomo, figlio di Vincenzo Scavetto, patriarca mafioso a Casteltermini, immediatamente dopo il suo arresto, per far fronte a notizie incontrollate che lo davano per pentito, ha tenuto a precisare, attraverso una missiva del proprio […]

Pubblicato 8 anni fa

Il Tribunale del Riesame ha scarcerato Giuseppe Scavetto, 49 anni di Casteltermini, arrestato lo scorso 22 gennaio nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna”.

L’uomo, figlio di Vincenzo Scavetto, patriarca mafioso a Casteltermini, immediatamente dopo il suo arresto, per far fronte a notizie incontrollate che lo davano per pentito, ha tenuto a precisare, attraverso una missiva del proprio legale di fiducia di non essersi mai pentito

Scavetto  che era ritenuto dagli inquirenti – insieme al padre – al vertice della famiglia mafiosa di Casteltermini – torna dunque in libertà.

La situazione, dunque, ad ora con riferimento al blitz “Montagna” è questa: altri quattro presunti mafiosi agrigentini sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame di Palermo che ha annullato 37 delle 57 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Palermo nel blitz antimafia di gennaio, una maxi operazione denominata “Montagna”che avrebbe scardinato le cosche della provincia agrigentina ma che di fatto, alla luce delle numerose scarcerazioni, non ha scardinato un bel niente.

Oggi, le porte del carcere si sono aperte, come abbiamo già scritto per i nostri lettori, per Roberto Lampasona di Raffadali, Raffaele La Rosa di San Biagio Platani, Giuseppe Scavetto di Casteltermini, Salvatore La Greca du e Marco Veldehuis di Favara, mentre restano detenuti l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, accusato di concorso in associazione mafiosa e il boss Giuseppe Nugara e il capomafia Francesco Fragapane, raggiunto proprio oggi da ulteriore ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Proelio”. Le istanze di scarcerazione presentate dai loro legali sono state respinte.

Il Tribunale si è preso 45 giorni per il deposito della motivazione dei provvedimenti. Prima di allora la Procura non potrà ricorrere in Cassazione, quindi presunti capimafia della provincia agrigentina, taglieggiatori e gregari di Cosa nostra, arrestati nel più grosso blitz mai fatto in quella zona – dicono alcune agenzie ma non è così –  nel frattempo restano liberi

Una situazione che preoccupa gli inquirenti dal momento che – circostanza del tutto nuova – decine di vittime del racket stavolta hanno confermato di aver subito le estorsioni e potrebbero trovarsi faccia a faccia con gli aguzzini scarcerati.

Paradossalmente, poi, resta in carcere Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara che, dalla fine di gennaio, ha cominciato a collaborare con i magistrati. L’indagato ha ammesso di avere rivestito un ruolo di vertice nel clan, ha parlato di estorsioni e di traffico di stupefacenti e ha indicato i capimafia della provincia. Tra gli scarcerati anche nomi eccellenti di Cosa nostra agrigentina: come i boss Raffaele Fragapane, Antonino Vizzì, Giuseppe Vella, Luigi Pullara e il trafficante di droga  Giuseppe Blando, fratello di quel Domenico Blando che custodiva a Cannatello, territorio di Agrigento, l’allora superlatitante Giovanni Brusca.

Le scarcerazioni potrebbero essere solo all’inizio. Le udienze davanti al Tribunale del Riesame continuano. E se, come si sospetta, alla base degli annullamenti c’è un vizio formale come il difetto di motivazione dell’ordinanza emessa dal Gip, che non sarebbe sufficientemente argomentata, le porte del carcere potrebbero aprirsi per gli altri detenuti.

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