“Il patto tra il boss e l’imprenditore di Favara”, lunedì l’interrogatorio
L'imprenditore favarese è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e illecita concorrenza e attualmente si trova ai domiciliari
Si svolgerà lunedì mattina, davanti il gip di Caltanissetta Graziella Luparello, l’interrogatorio di garanzia dell’imprenditore favarese Francesco Pullara, titolare di una ditta di smaltimento di rifiuti, arrestato negli scorsi giorni dai carabinieri in un blitz che ha decapitato la famiglia mafiosa di Niscemi. Il 51enne, difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Laura Mossuto, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e illecita concorrenza e attualmente si trova ai domiciliari. Nei confronti del favarese è stato anche disposto il sequestro della sua azienda, la “Think Green”.
Per la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta l’imprenditore avrebbe stretto un patto con il boss Alberto Musto, capo indiscusso di Cosa nostra a Niscemi e al vertice del mandamento di Gela, instaurando così un rapporto di reciproci vantaggi: il boss avrebbe imposto ai titolari di bar, panifici, ristoranti e pescherie di sottoscrivere contratti con l’azienda favarese e garantire così a quest’ultima di agire in totale monopolio; l’imprenditore, in cambio, avrebbe versato all’organizzazione mafiosa la corresponsione di una percentuale sui profitti calcolata in 600 euro per ogni mille metri di olio esausto prelevato e una somma non inferiore a 40 euro per ogni contratto stipulato.
Dagli atti dell’inchiesta emerge come almeno dieci commercianti siano stati obbligati a rescindere vecchi contratti e stipularne di nuovi con la ditta di Favara. Un connubio criminoso – così come descritto dalla Direzione distrettuale antimafia – che però si sarebbe interrotto da lì a poco a causa di contrasti sorti tra il boss e l’imprenditore. Il motivo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe da ricondurre all’iniziativa del favarese di prelevare, tramite propri incaricati, olio esausto dai commercianti niscemesi senza la preventiva autorizzazione dei vertici di Cosa nostra.

