Mafia

Mafia, ex pm Natoli: “Dimostrerò mia estraneità a infamanti accuse”

Lo dice l'ex magistrato Gioacchino Natoli replicando alle dichiarazioni del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, udito davanti all'antimafia

Pubblicato 4 giorni fa

“Ho ascoltato con sgomento le ultime esternazioni del procuratore De Luca, che, audito per la terza volta in commissione Antimafia, ha ribadito il mio coinvolgimento in una ‘indagine apparente’ svoltasi nel 1991-1992, finalizzata a favorire uomini d’onore e imprenditori collusi con Cosa nostra, sostenendo addirittura che il movente di questo favoreggiamento sarebbe stata la mia promozione da parte del defunto procuratore Giammanco, nella serie A della magistratura palermitana. In verità, se mai esistita, ‘giocavo’ in essa dal 1986 (avendo fatto parte del pool dell’Ufficio Istruzione e interrogato collaboratori del livello di Buscetta, Contorno, Calderone e Mannoia ben prima di Mutolo) e vi sono rimasto a ‘giocare’ anche con il Caselli, arrivato Palermo in dichiarata contrapposizione alla gestione “. Lo dice l’ex magistrato Gioacchino Natoli replicando alle dichiarazioni del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, udito davanti all’antimafia in merito alle indagini sulle stragi del 92. Natoli è indagato a Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia. Secondo i Pm avrebbe insabbiato la cosiddetta indagine mafia appalti per favorire imprenditori mafiosi.

“Certo è comunque che, se il dott. Giammanco avesse puntato su di me per favorire Cosa nostra, avrebbe sbagliato cavallo, visto che tra gli uomini d’onore che secondo De Luca avrei favorito ce ne sarebbe uno, del calibro di Antonino Buscemi, per il quale avevo già emesso da giudice istruttore un mandato di cattura nel 1988 e poi, da sostituto procuratore, avrei formulato una seconda richiesta di mandato di cattura, prontamente accolta dal giudice istruttore, nel 1995. Tutti fatti, questi, dimenticati da De Luca e in inconciliabile contrasto con la sua ricostruzione, dichiaratamente ipotetica, di quanto accaduto”, aggiunge. “Ho pure ascoltato il dr. De Luca fare mea culpa per aver erroneamente affermato che il provvedimento di distruzione dei brogliacci e di smagnetizzazione dei nastri contenenti intercettazioni telefoniche su talune utenze, da me firmato nel giugno del 1992, sarebbe stato un unicum nella storia della Procura di PALERMO – prosegue – Siccome ho dimostrato, dopo ricerche personalmente effettuate, che quel provvedimento non era un figlio unico, e siccome sono perfettamente in grado di dimostrare la mia totale estraneità alle infamanti accuse che mi vengono pubblicamente rivolte, senza possibilità di contraddittorio e, peraltro, in una fase che dovrebbe essere coperta da segreto istruttorio, non consentirò di passare alla storia come un indagato archiviato per cui, in tutte le competenti sedi, agirò per la tutela del mio onore e della mia reputazione contro chi, prima di contestare fatti così gravi come quelli che mi vengono addebitati, ha ammesso, ad esempio, di non avere scrupolosamente verificato elementi fondamentali dell’accusa, fidandosi di quanto riferitogli da altri”.

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