Palma di Montechiaro, accusato di tentato omicidio torna in libertà

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Palma di Montechiaro

Palma di Montechiaro, accusato di tentato omicidio torna in libertà

di Redazione
Pubblicato il Apr 20, 2019
Palma di Montechiaro, accusato di tentato omicidio torna in libertà

Il gip del Tribunale di Agrigento, in accoglimento delle istanze presentate dalla difesa, ha sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con quella meno afflittiva del divieto di dimora a carico di Francesco Gueli, 42 anni, di Palma di Montechiaro, finito in manette il 13 giugno del 2018 con l’accusa di tentato omicidio e indagato per la vicenda dell’agguato per il quale insieme a lui è finito in manette un altro palmese, Giuseppe Incardona, 52 anni, che portò al ferimento per errore del giovane Lenadro Onolfo.

Secondo gli investigatori che si occuparono delle indagini Gueli non ha esitato un solo momento ad armarsi di una pistola calibro 45 (che poi, in un momento concitato di discussione con propri familiari ha ferito per errore Onolfo) per reagire all’agguato compiuto in suo danno ad opera di Incardona che a sua volta ha reagito così per lavare l’onta dell’offesa grave che è stato lo schiaffo ricevuto al bar davanti a tanti compaesani.

Nell’inchiesta quattro persone furono iscritte nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di favoreggiamento e false dichiarazioni a pm.

La ricostruzione degli investigatori.

Come noto, la sera del 12 giugno u.s., poco dopo le ore 21:00, a Palma di Montechiaro tra le vie Quasimodo e Pizarro si assisteva ad un inseguimento tra due autovetture; i passeggeri della vettura inseguitrice esplodevano alcuni colpi di arma da fuoco, precisamente otto, ai danni di una Fiat Panda che sfrecciava per le vie cittadine.

Dopo circa mezz’ora, in via Sottotenente Palma un colpo di pistola attingeva all’addome Leandro Onolfo, il quale veniva ricoverato a Licata e poi operato con urgenza al nosocomio agrigentino.

I due gravissimi fatti delittuosi venivano immediatamente investigati dalla Polizia di Stato, specificatamente dalla Squadra Mobile, diretta da Giovanni Minardi e dal Commissariato di Palma di Montechiaro, diretto da Tommaso Amato.

Le indagini coordinate dal Procuratore Capo Luigi Patronaggio, venivano delegate ai Sostituti Procuratori Alessandra Russo e Simona Faga.

Nel giro di tre giorni gli investigatori riuscivano a ricostruire il quadro probatorio, seppur in assenza di qualsivoglia testimonianza utile alle indagini. Secondo la Polizia Giudiziaria, Giuseppe Incardona, sarebbe il responsabile del primo fatto delittuoso poiché, a seguito di una lite,  avrebbe inseguito con la sua autovettura Francesco Gueli, sparando al suo indirizzo e colpendo la Fiat Panda dallo stesso condotta.

Gueli, dopo aver occultato la sua vettura danneggiata dagli spari dell’Incardona all’interno di un garage di un suo parente, si sarebbe armato ed avrebbe raggiunto la via Sottotenente Palma, luogo ove per ragioni ancora da chiarire lo stesso avrebbe esploso il colpo di pistola che ha attinto Leandro Onolfo.

Già la stessa sera dei fatti gli investigatori hanno proceduto ad effettuare varie perquisizioni, sequestrare vari elementi ritenuti utili alle indagini quali abiti ed autovetture, nonché a sottoporre alcuni soggetti agli accertamenti tecnici finalizzati a rilevare tracce di residui dello sparo.

Questa la ricostruzione dei fatti secondo gli investigatori, ricostruzione contestata però dal Gueli che si è sempre difeso dicendo come “il colpo è partito per sbaglio, non avevo intenzione di uccidere mio cugino, è stato un incidente perchè mi voleva disarmare”.


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