AMMINISTRATIVE 2026

Amministrative 2026, un outsider per uscire dalla palude: si valuta il nome di Dino Alonge

59 anni, avvocato e nessuna precedente esperienza politica. Oggi pomeriggio arriverà la decisione da parte del centrodestra

Pubblicato 4 giorni fa

Se sarà uno dei tanti nomi buttati sul tavolo e “bruciati” poco dopo o il candidato unitario dell’acciaccato centrodestra agrigentino si saprà forse solo oggi pomeriggio.

Gli ultimi tavoli per la ricerca dell’aspirante primo cittadino hanno partorito il nome di Gerlando Dino Alonge, 59 anni, avvocato, nessuna esperienza politica tangibile alle spalle e un padre, Alfonso, che fu assessore comunale con Roberto Di Mauro sindaco.

“Stiamo valutando”, commentano tutti alla notizia che circolava insistentemente da questa mattina ma che è stata pubblicata da Lasicilia.it. La certezza è solo una, cioè che Alonge – che al momento non rilascia dichiarazioni – è un nome proposto ma non un nome ancora scelto, e men che meno la rappresentazione di una decisione collettiva del centrodestra. La quantità di “cadaveri” politici rimasti per strada dopo essere stati dati per certi è troppo imponente per non usare cautela.

L’avvocato è stato infatti avanzato al tavolo dal MPA (ancora una volta) ma accolto senza particolari obiezioni da UDC, Fratelli d’Italia e Forza Italia, o almeno da chi, per conto dei partiti, aveva l’onere di decidere. Non si ha notizia, al momento, di un benestare di Lega e DC, perché il nome non è stato ancora sottoposto alla loro attenzione.

Partita diversa giocano i candidati al consiglio comunale, alcuni dei quali sono letteralmente in “rivolta” per una decisione che giudicano figlia della debolezza della classe politica di centrodestra, che – con il rispetto dovuto – sembra una montagna che alla fine partorisce un topolino.

Pomeriggio, come raccontato dal nostro giornale, si ragionerà innanzitutto della tenuta del centrodestra alla Regione, che passa anche – ma non solo – da Agrigento. Poi forse tutti saranno invitati a chiudere questa lunghissima e “sanguinosa” fase di guerra totale, per non lasciare ulteriori spazi agli avversari che, in questi due mesi, hanno avuto intere praterie per fare campagna elettorale in solitaria.

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