Da Lampedusa ad Agrigento “Antigone” ritorna (gallery)

Diego Romeo

Agrigento

Da Lampedusa ad Agrigento “Antigone” ritorna (gallery)

di Diego Romeo
Pubblicato il Dic 2, 2019
Da Lampedusa ad Agrigento “Antigone” ritorna (gallery)

Alcuni mesi fa una copia dell’Antigone di Sofocle fu rappresentata sulla improvvisata scena del Molo Favaloro di Lampedusa. 

Carola Rakete fu sbeffeggiata, vilipesa, stuprata a parole da un branco di lampedusei. L’originale sofocleo  invece è stato rappresentato l’altra sera sulla scena del Teatro Pirandello per la regia di una donna, la genovese  Laura Sicignano (per la cronaca è la seconda volta nel teatro italiano che una donna firma la regia di un’Antigone) che tra l’altro è stata chiamata a dirigere lo Stabile di Catania.

Una tragedia scelta  e voluta dall’Arconte-direttore artistico del nostro teatro, Sebastiano Lo Monaco che così ha preso al volo due opportunità: impersonare Creonte e creare una collaborazione col teatro catanese che ormai è destinato ad una bella rivalità col teatro palermitano dove al “Biondo” è stata chiamata Pamela Villoresi. In mezzo a loro il teatro agrigentino dove regna il testosterone (termine che non piace a Lilli Gruber che vi ha scritto un libro) di Sebastiano Lo Monaco che è stato omaggiato con un riconoscimento speciale a fine rappresentazione dal sindaco Firetto, arrivato fresco dalla Cina per un tour di socializzazione economica.

Un modo – dice la motivazione– per elogiare il suo impegno nella Città, cominciato nel luglio  del 1992, che continua tuttora con costanza attraverso una attività di  promozione della cultura classica e della tragedia greca. Lo Monaco si  è distinto soprattutto nell’impegno come ambasciatore di Agrigento e  massimo interprete del teatro di Luigi Pirandello in Italia e nel mondo”.

Dunque “Antigone” ritorna non solo nella puntuale ricorrenza della cronaca ma  rigenerando la  fiction teatrale come fosse la  diretta di un agguato terroristico che spesso la tv ci  propone. La scena di Guido Fiorato è un anfratto disastrato di macerie, travi che rischiano di crollare e che nell’ultima scena vengono fatte scricchiolare per davvero. Come a Mosul, come a Sanaa, come nei villaggi afghani.

La musica è qui protagonista, in certe scene  davvero assoluta, con le sue  “melodie” arcaiche sibilanti, tambureggianti o temerariamente dolci di uno zufolo di Edoardo Romano, tutte  eseguite dal vivo. Antigone e Ismene sono le prime ad apparire sotto questa cupola terrifica, lei è una profuga – precisa la regista – perciò l’ho vestita come i popoli nomadi, è una  ribelle e mi sono interrogata su che cosa significhi essere ribelli oggi. E’ stata sbeffeggiata e mi sono ricordata di come è stata sbeffeggiata Carola Rakete da Salvini”.

A interpretarla è Barbara Morselli, bresciana che afferma “qui in Sicilia sono “straniera” in un gruppo di attori tutti siciliani, ed è giusto così, perché anche l’eroina è una diversa”.

In platea, con il teatro al completo in ogni ordine di posti, la solita media e piccola borghesia plaudente e forse ancora frastornata da quell’ultimo posto che le statistiche hanno assegnato alla vivibilità agrigentina.  Mai come stavolta un’opera teatrale è andata dritta al cuore dei problemi della città che già a pochi mesi dalle elezioni recita con affanno l’interpretazione-elezione  di un sindaco per la polis che nell’Antigone sofoclea era la potente, temuta e ammirata Atene e che oggi viene rappresentata in quell’Agrigento “fiore appassito dai petali calpestati” secondo il copyright del Cardinale Montenegro.

Si spera, stavolta, che quella platea del Pirandello guardi al mito con gli occhi del cittadino e che nelle sue feste diventi una città che si fa teatro, oggetto di rappresentazione negli stessi spazi e secondo le stesse norme delle assemblee e dei tribunali popolari e quindi capace di affrontare i suoi fantasmi.

Il Coro dell’Antigone sotto questo aspetto è abbastanza esplicito, “ l’uomo è la cosa più tremenda”.

Agrigento vuole essere una città che seduce ed è una città nelle mani democratiche dei cittadini ma è anche una città dove il potere seduce e disorienta coloro che lo esercitano. L’Antigone sofoclea andò controcorrente, ebbe il coraggio di contrastare le leggi dello  Stato da lei ritenute ingiuste. A Lampedusa, provincia di Agrigento c’è stata un’Antigone tedesca, ci sarà da noi un anti-Creonte agrigentino?

L’Antigone tedesca ci ha ricordato anche ”l’avvenire della giustizia e il presente del diritto e del rapporto fra diritto e giustizia” che la Procura agrigentina ha già valutato ed è in fase di valutazione. Perché c’è lo spettro della giustizia in questa nostra città che si fa teatro, Antigone è il fantasma inquieto che può sollecitare una diversa configurazione della memoria e una nuova identità politica. Occorre che qualcuno lo precisi ai  386 spettatori del sabato e ai 481 spettatori della domenica, secondo le cifre riferite alla stampa dal direttore della Fondazione, Tirinnocchi.

Ma bisognerà raccontarlo anche ai 59 mila agrigentini su 60 mila o poco più che non frequentano il “Pirandello”, vittime e carnefici della poca vivibilità della nostra Akragas-Agrigento.

E che non sia  mai più Girgenti, a meno che si voglia  attendere un altro Mussolini  e un altro 1928 che le cambi il nome.

testo e foto di Diego Romeo


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