“Acqua dissalata rivenduta due volte”, Aica segnala il caso alla Corte dei conti
L'azienda idrica chiede anche una verifica sulla vicenda del Favara di Burgio ma soprattutto una riduzione del debito verso il sovrambito che preveda l'eliminazione di questi importi
Si inasprisce ancora di più lo scontro tra Siciliacque e Aica sulla situazione debitoria dell’azienda consortile. Da una parte, infatti, abbiamo il sovrambito che denuncia come stia crescendo senza controllo il credito verso l’azienda agrigentina senza che nessuno stia ritenendo di pagare anche solo il corrente, dall’altro c’è la società pubblica guidata da Danila Nobile che, lancia e resta, sta conducendo alcune battaglie mirate per ridurre l’esposizione economica andando a contestare a monte la legittimità delle bollette che Siciliacque ha emesso verso Aica.
Una prima schermaglia, si ricorderà, ha riguardato la titolarità dell’acqua del Favara Di Burgio – rispetto alla quale la Regione è stata categorica nello smentire le idee dell’azienda agrigentina -, che si è arricchita adesso di un nuovo fronte, cioè quello connesso all’acqua prodotta dal dissalatore di Porto Empedocle.
La tesi di Aica è una: Siciliacque riceve fondi regionali per produrre acqua dissalata e nonostante questo, immettendoli in rete, li fa pagare ad Aica, “duplicando”, è l’accusa, le entrate.
Un argomento che è tornato in modo prorompente al centro del confronto adesso che la società regionale ha battuto ancora una volta a cassa, evidenziando come il debito sia cresciuto fino a oltre 27milioni e che Aica non avrebbe pagato nemmeno l’ultima fattura emessa.
“Quanto affermato da Aica (sui dissalatori ndr) – dice la società regionale – sembra avere esclusivamente lo scopo strumentale di sottacere e sviare l’attenzione, sia agli occhi delle istituzioni che dei terzi, riguardo il cronico inadempimento del gestore alle obbligazioni di pagamento del corrispettivo per il servizio di erogazione idrica all’ingrosso prestato dalla scrivente. E ciò, oltre a determinare potenziali danni all’immagine per i quali Siciliacque avvierà le necessarie azioni a tutela, si pone in aperto contrasto anche con i principi generali di buona fede nell’esecuzione contrattuale. Ad oggi – continua Siciliacque – Aica non ha dato manifestazioni di voler adempiere alle obbligazioni assunte e continua ad essere inadempiente al pagamento degli importi dovuti per la fornitura idrica corrente prestata da Siciliacque, imputando unilatermente peraltro i parziali ed insufficienti pagamenti effettuati a forniture idriche pregresse (ed oggetto di provvisoria esecutorietà)”.
Un’accusa che è bastata ad Aica per rinfocolare il conflitto: l’azienda idrica agrigentina, infatti, ha rinnovato la richiesta di decurtazione degli importi fatturati dell’acqua proveniente dai dissalatori e ha inoltre inviato tutto alla Corte dei conti, affinché apra un “fascicolo di controllo” su una vicenda ritenuta di “eccezionale gravità istituzionale”.
Secondo Aica, infatti, Siciliacque starebbe implicitamente ammettendo l’addebito di acqua “prodotta da dissalatori già finanziati dalla Regione”.
“In particolare – scrivono da Aica – per il dissalatore di Porto Empedocle, la Regione Siciliana ha finanziato una produzione pari a 100 litri/secondo. Dagli elementi in possesso di AICA emerge invece che la produzione non è stata garantita per intero e il funzionamento è stato parziale e discontinuo. Pertanto, non possono, in alcun caso, essere ribaltate su AICA e le somme regionali ricevute per volumi non effettivamente prodotti non possono essere trattenute”.
Aica quindi chiede, chiaramente, di ridurre il debito verso Siciliacque escludendo gli importi fatturati che contengono anche l’acqua proveniente dal mare empedoclino e di restituire alla Regione i 60 milioni di euro “qualora non impiegate secondo la finalità per cui sono state erogati”.
Per questo la società agrigentina chiede l’intervento della Corte dei conti, richiedendo contestualmente che la magistratura contabile si occupi anche della vicenda del Favara di Burgio e soprattutto chiarisce che i 20 milioni di euro che la Regione ha destinato per ripianare il debito verso Siciliacque debbano riguardare “un debito reale e determinato: su tali somme devono essere operate tutte le decurtazioni relative: al dissalatore di Porto Empedocle, all’Acquedotto Favara di Burgio”.
Questo, come evidente, allargherebbe il “mantello” protettivo del fondo di rotazione disposto dalla Regione, consentendo così ad Aica di ripianare tutti i debiti attuali verso il sovrambito dato che – è la loro tesi – il credito di Siciliacque sarebbe da rivedere al ribasso.






