Naro

Naro: truffa del finto Carabiniere: “prepara tutto l’oro». Sventata rapina in Via Vanelle

La videosorveglianza nei quartieri più isolati non è un lusso tecnologico: è una misura minima di sicurezza e di presidio del territorio. Eppure Naro, come molti altri piccoli comuni siciliani, non ha ancora attivato un sistema organico di videosorveglianza urbana nei quartieri periferici e nel centro storico.

Pubblicato 1 ora fa

Stava per radunare i gioielli, li stava adagiando su una tovaglia stesa sul tavolo di casa e si stava preparando ad aspettare. Novant’anni, sola tra quelle quattro mura di un quartiere sempre più silenzioso, aveva creduto a ogni parola di quell’uomo che si era presentato al telefono come maresciallo dei Carabinieri. Era stato lui a chiamarla al numero fisso, uno tra i pochi ancora conservato gelosamente per le emergenze. Voce ferma, tono autorevole: il lessico delle forze dell’ordine. Le aveva detto che c’era bisogno del suo oro altrimenti avrebbero arrestato il figlio, che doveva raccoglierlo tutto e tenerlo pronto su una tovaglia sul tavolo. La donna, anziana e sola, stava per ubbidire.

A salvarla è stata la nipote, entrata in casa per caso, o per quella fortuna che talvolta protegge i più fragili, ha trovato la zia davanti al tavolo apparecchiato non per un pasto, ma per una rapina in piena regola. Ha capito subito. Ha allertato i familiari e, immediatamente, i veri Carabinieri e rispondendo alla seconda chiamata di conferma dei criminali li ha subito messo in guardia.

La truffa non è andata a segno. Ma il tentativo c’è stato, e racconta qualcosa di più di una semplice storia di malfattori e vittime. Il metodo è lo stesso, sempre. Il truffatore si presenta come carabiniere, avvocato o funzionario pubblico, costruisce un’emergenza attorno a un incidente o a un arresto che ha coinvolto un familiare, chiede una somma urgente, o preziosi, per “pagare la cauzione” o “evitare il carcere”, e infine manda un complice a ritirare il “pagamento” direttamente a domicilio.

Non è la prima volta che la provincia di Agrigento si trova a fare i conti con questa piaga. A Favara, un’anziana di 84 anni ha consegnato denaro e preziosi a un uomo che si era qualificato come carabiniere, raccontandole di una rapina nella zona e della necessità di controlli di sicurezza. A Joppolo Giancaxio, una pensionata di 77 anni ha consegnato soldi e gioielli a un falso inviato del maresciallo, convinta che suo nipote avesse provocato un grave incidente stradale e rischiasse l’arresto. I casi si moltiplicano da mesi, da Favara ad Agrigento, da Lucca Sicula a Santa Margherita di Belice.

Le vittime vengono scelte quasi a caso, con telefonate randomiche, e poi convincono gli anziani inventando sinistri stradali e situazioni di pericolo per figli e nipoti.

La storia della signora di novant’anni di Naro non è un episodio isolato dentro una comunità ormai poco coesa. È, invece, una storia perfettamente coerente con quello che i dati descrivono da anni su Naro e sui comuni interni della Sicilia. Secondo i dati ISTAT, a Naro l’indice di vecchiaia, che misura quanti anziani over 65 ci sono ogni 100 giovani fino ai 14 anni, è pari a 202,4: praticamente oltre due anziani per ogni bambino o ragazzo. Un valore che supera di gran lòunga la media nazionale, e che in un comune di poco più di 6.000 abitanti significa che interi quartieri sono abitati prevalentemente da persone anziane, spesso senza più la presenza di giovani e famiglie con figli.

Ma il dato che più di ogni altro illumina la vulnerabilità di queste persone è quello sull’isolamento: a Naro, l’incidenza degli anziani soli, ovvero la percentuale di persone over 65 che vivono sole in casa propria rispetto al totale della popolazione anziana, è pari al 33,6%. Un anziano su tre, insomma, solo tra quattro mura.

Il quadro nazionale non fa che amplificare questa fotografia. Secondo il rapporto ISTAT 2025, quasi il 40% delle persone di almeno 75 anni vive da solo in Italia, in prevalenza donne. A Naro, dove lo spopolamento ha svuotato i quartieri storici e dove i giovani emigrano da decenni, quella percentuale ha un peso ancora più concreto e drammatico.

Chiunque abbia camminato nelle vie del centro storico di Naro nelle ore pomeridiane sa di cosa si parla: portoni chiusi, vicoli silenziosi, finestre sbarrate. Interi isolati che un tempo erano vivi e abitati oggi sono quasi deserti. Le poche presenze sono quasi sempre anziani che vivono soli in case di famiglia, legate a un luogo che i figli e i nipoti hanno lasciato per cercare lavoro altrove.

In questo contesto, la videosorveglianza nei quartieri più isolati non è un lusso tecnologico: è una misura minima di sicurezza e di presidio del territorio. Eppure Naro, come molti altri piccoli comuni siciliani, non ha ancora attivato un sistema organico di videosorveglianza urbana nei quartieri periferici e nel centro storico che si vanta a più non posso come “volano” (sic!) per il turismo. L’assenza di telecamere significa assenza di deterrenza, assenza di tracciabilità degli spostamenti dei truffatori, e spesso assenza di prove utili alle indagini.

La stessa logica vale per i servizi di prossimità: il controllo del vicinato organizzato, i servizi sociali di monitoraggio attivo degli anziani più fragili, le reti di ascolto capillare nei quartieri. Strumenti che esistono, che funzionano dove vengono attivati, e che a Naro restano ancora nella sfera del possibile ma non del reale.

Non mancano esempi virtuosi nella provincia. Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento ha promosso un’intensa attività di prevenzione in collaborazione con Atifar-Federfarma e l’Ordine dei Farmacisti, coinvolgendo centinaia di farmacie con locandine, volantini e spot informativi: una rete capillare che in alcuni casi ha permesso agli anziani di riconoscere il tentativo di raggiro e di non cadere nella trappola.

Il Comune di Agrigento ha attivato il progetto «Io non ci casco», finanziato dal Ministero dell’Interno con 22.473 euro e articolato su tre pilastri: campagne mediatiche su televisioni locali, giornali e social media; creazione di un numero di emergenza dedicato per segnalare tentativi di truffa in tempo reale; e un piano strutturato di prevenzione che punta a rendere gli anziani più consapevoli e meno vulnerabili.

Tutto bene. Ma Naro non è Agrigento. I fondi ministeriali seguono altri criteri e i borghi interni restano spesso fuori dai radar delle politiche di prevenzione. Non per negligenza, ma per un sistema che ancora fatica a raggiungere la granularità necessaria per proteggere davvero chi è più esposto.

Le forze dell’ordine ricordano: nessun carabiniere o appartenente alle forze di polizia chiede mai denaro, gioielli o oggetti di valore per risolvere situazioni giudiziarie. In caso di telefonate sospette, riagganciare immediatamente e chiamare il 112.

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