“Ricatti”, veleni e le regole del gioco: è lo spoil system, bellezza
Sugli strascichi derivanti dallo stop della nomina di Nené Mangiacavallo è il caso di fare una riflessione su un sistema che, certamente, va scardinato
“È la stampa, bellezza! E tu non ci puoi far niente!”. Lo diceva Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia” del 1952.
Volendo parafrasarla, in tutt’altro contesto, potremmo dire che “E’ lo spoil system, bellezza” e alla fine non puoi farci nulla se lo accetti come criterio con cui si distribuiscono incarichi e nomine in questa martoriata terra.
Questa mattina sul quotidiano La Sicilia Nené Mangiacavallo, nel raccontare del passo indietro della Regione sulla sua nomina quale nuovo presidente di Ecua, ha parlato di un “ricatto” politico cui il presidente Renato Schifani avrebbe dovuto sottostare e che lo ha portato a ritirare l’incarico che era stato conferito poche settimane fa e che era rimasto congelato fino a che la Giunta regionale non ha deciso di revocarlo per rimettere in sella il dimissionario Giovanni Perino.
Ricatto, ribadiamo, di natura politica. Tutti gli indizi portano a Forza Italia, oggettivamente, che avrebbe voluto la guida dell’ente universitario e si è dovuto “accontentare” della vicepresidenza affidata a Raffaele Sanzo, uomo di fiducia del partito di Berlusconi e segnatamente del deputato Riccardo Gallo, di cui è cugino.
E se abbiamo stabilito che questo è un “ricatto”, verrebbe da chiedersi come si chiamano le richieste che in genere i partiti rivolgono a chi governa per piazzare questo o quel dirigente, questo o quel manager. Ricatti? E la Dc, che avrebbe espresso proprio il nome di Mangiacavallo, ha “ricattato” il Governo regionale facendone una questione di peso politico nello scacchiere delle nomine dell’isola? E quando ha chiesto questo o quel dirigente al posto di un altro, ha compiuto un “ricatto”?
Alla fine, è solo una questione di condividere o meno un sistema di valori e soprattutto le regole del gioco: se diciamo che la guida di enti ed istituzioni va affidata esclusivamente per merito (volendo escludere la “minchiata” del sorteggio di cuffariana memoria) condividiamo una linea di azione che elimina il principio della fedeltà partitica e si affida unicamente al merito.
Se accettiamo, su noi stessi, le regole d’ingaggio della distribuzione di incarichi per appartenenza politica, invece, diamo per scontato il fatto che non tutti i nominati avranno delle caratteristiche di qualità per così dire “eccelse”. E’ un rischio di fondo atroce, grottesco, trattandosi di soldi ed enti pubblici, ma è così. E se alla fine a guidare questa o quella istituzione ci sarà un bravo presidente è, a tutti gli effetti, un gran colpo di fortuna.
Certo, quello che è avvenuto ad Agrigento è stato – per voler usare un eufemismo – un discutibile balletto che non ha tenuto minimamente in considerazione il territorio né i bisogni di Ecua guardando unicamente ad uno scacchiere di potere regionale.
Ma chi si sente di alzare il dito per dire: not in my name?





