Cronaca

Favara, chiesto sequestro beni e sorveglianza speciale per Liborio Parello

Si terrà il prossimo 14 luglio davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, l’udienza del processo a carico del favarese Liborio Parello, 46 anni, imprenditore, fratello del ben più noto Vincenzo, per decidere se applicare o meno misure di prevenzione quali la sorveglianza speciale e il sequestro della sua impresa […]

Pubblicato 9 anni fa

Si terrà il prossimo 14 luglio davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni, l’udienza del processo a carico del favarese Liborio Parello, 46 anni, imprenditore, fratello del ben più noto Vincenzo, per decidere se applicare o meno misure di prevenzione quali la sorveglianza speciale e il sequestro della sua impresa edile.
L’uomo, già condannato a cinque anni di carcere per estorsione aggravata, secondo i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sarebbe socialmente pericoloso e viene accusato di essere stato vicino all’ex boss latitante Vincenzo Falsone.
Ed è proprio in una operazionbe antimafia tesa a catturare l’allora capo della provincia mafiosa agrigentina, denominata “Maginot” che venne arrestato Liborio Parello perché accusato insieme ad altri di aver costretto Astone Giuseppe, amministratore unico della società Astone Costruzioni srl, a consentire loro di svolgere attività lavorativa all’interno del cantiere sito in Favara relativo al completamento dei lavori di rifacimento della rete fognante generale – 3° stralcio somme di denaro e di imporre ditte ed operai loro compiacenti, paventando di fatto gravi ritorsioni nel caso di rifiuto delle loro richieste;
in particolare, mediante violenze e minacce consistite nell’avere mantenuto una condotta idonea ad incutere timore e coartare la volontà del soggetto passivo (mediante l’apposizione su un escavatore presente in cantiere di un contenitore con liquido infiammabile all’interno), nelle circostanze ambientali in cui si trovava ad operare la persona offesa e nell’ingiustizia della pretesa, nelle modalità delle richieste predette, imposto l’assunzione dell’operaio Trupia Gerlando ed imposto per la fornitura di materiale ditte scelte dagli indagati.
Con le aggravanti di avere commesso il fatto in più persone riunite, facendo parte dell’associazione di cui all’art. 416 bis c.p. (quanto a Morreale, Pirrera Antonino e Pirrera Calogero) ed agendo avvalendosi delle condizioni previste da detto articolo e nell’interesse di Cosa Nostra.
Fatto commesso in Favara nel febbraio/marzo 2010.

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