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Concorso esterno in associazione mafiosa, scarcerato l’imprenditore favarese Pullara 

L’imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è stato scarcerato. Il Riesame ha annullato l’ordinanza del gip di Caltanissetta

Pubblicato 1 ora fa

Il tribunale del Riesame di Caltanissetta, accogliendo il ricorso avanzato dagli avvocati Giuseppe Barba e Laura Mossuto, ha annullato l’ordinanza del gip Graziella Luparella con la quale erano stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di Francesco Pullara, 51 anni, di Favara, coinvolto nelle scorse settimane nel blitz contro la famiglia mafiosa di Niscemi. Il cinquantunenne è stato immediatamente scarcerato ed è tornato in  libertà. Il provvedimento è firmato dal giudice Antonia Leone e le motivazioni si conosceranno entro 45 giorni. Pullara, imprenditore che opera nel settore dei rifiuti, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e illecita concorrenza. Le stesse contestazioni sono mosse ad un suo dipendente che però risulta indagato a piede libero.

Per la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta l’imprenditore avrebbe stretto un patto con il boss Alberto Musto, capo indiscusso di Cosa nostra a Niscemi e al vertice del mandamento di Gela, instaurando così un rapporto di reciproci vantaggi: il boss avrebbe imposto ai titolari di bar, panifici, ristoranti e pescherie di sottoscrivere contratti con l’azienda favarese e garantire così a quest’ultima di agire in totale monopolio; l’imprenditore, in cambio, avrebbe versato all’organizzazione mafiosa la corresponsione di una percentuale sui profitti calcolata in 600 euro per ogni mille metri di olio esausto prelevato e una somma non inferiore a 40 euro per ogni contratto stipulato. Per gli inquirenti almeno 10 commercianti sarebbero stati obbligati a rescindere vecchi contratti e stipularne di nuovi con la ditta di Favara.

Un connubio criminoso – così come descritto dalla Direzione distrettuale antimafia – che però si sarebbe interrotto da lì a poco a causa di contrasti sorti tra il boss e l’imprenditore. Il motivo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe da ricondurre all’iniziativa del favarese di prelevare, tramite propri incaricati, olio esausto dai commercianti niscemesi senza la preventiva autorizzazione dei vertici di Cosa nostra. Adesso arriva il nuovo provvedimento del tribunale della Libertà di Caltanissetta che ha annullato l’ordinanza del gip e disposto la scarcerazione dell’imprenditore favarese.  

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