Di Rosa ritira l’appoggio ad Alonge: “insultato da Sodano, alzo bandiera bianca”
In una nota Di Rosa spiega: "Sodano ha cercato più volte di farmi perdere il controllo davanti ai testimoni per farmi passare dalla parte del torto: lascio una città avvelenata dall’odio”
“Devo prendere atto che Agrigento è diventata una città troppo avvelenata. Troppi odi. Troppi veleni. Troppi attacchi personali. Troppa cattiveria umana. Qui non si combattono più battaglie politiche sui programmi, sulle idee o sulle soluzioni ai problemi della città. Qui si tenta di distruggere l’uomo, la persona, la famiglia, pur di vincere politicamente. Per questo motivo comunico il ritiro del mio personale appoggio al candidato sindaco Dino Alonge. Alzo bandiera bianca. Lo faccio con enorme amarezza, ma anche con la serenità di chi sa di avere dato tutto sé stesso per questa città. Ringrazio dal profondo del cuore i 3546 cittadini che mi hanno votato e sostenuto. In queste elezioni è nato qualcosa che nessuno potrà cancellare: un popolo libero che ha creduto nella possibilità di cambiare davvero Agrigento”. Così in una nota Giuseppe Di Rosa. A distanza di un giorno dal patto di pacificazione con il candidato sindaco Dino Alonge che lo ha designato vicesindaco della sua squadra, Di Rosa, in una nota dichiara di esser stato provocato dal candidato sindaco Michele Sodano e dunque ha deciso di fare un passo indietro e di ritirare il suo appoggio ad Alonge.
Nella nota Di Rosa spiega: “questa mattina, mentre si consegnavano le liste delle giunte ed i documenti presso il Municipio di Agrigento, ho subito ancora una volta un comportamento gravissimo da parte del candidato Michele Sodano che, davanti a numerosi testimoni presenti, ha cercato ripetutamente di provocarmi, insultarmi ed istigarmi nel tentativo evidente di farmi perdere la pazienza e il controllo, così da potermi fare passare dalla parte del torto. Non è stata la prima volta. Negli ultimi giorni, infatti, si sono ripetuti più e più volte atteggiamenti finalizzati esclusivamente alla provocazione personale, non al confronto politico. Un clima tossico e velenoso costruito scientemente per cercare di trascinarmi sul terreno dello scontro umano, della rabbia e della reazione istintiva. Chi mi conosce sa bene che, davanti agli attacchi personali, alle falsità e persino agli attacchi rivolti ai miei affetti familiari, ho sempre cercato di mantenere equilibrio, lucidità e rispetto istituzionale. Ma è evidente che qualcuno sperava esattamente nel contrario: farmi reagire, farmi perdere il controllo davanti alla gente, davanti ai testimoni, per poi potere ribaltare la realtà e farmi apparire come il problema. Questo modo di fare politica mi disgusta profondamente”, sottolinea Giuseppe Di Rosa. “Avevo sperato di potere contribuire a pacificare questa città dopo anni di guerre, interessi, odio e divisioni. Ma se pacificare significa accettare provocazioni continue, tentativi di delegittimazione personale e attacchi agli affetti familiari per spingere qualcuno a perdere il controllo, allora vuol dire che questa città non vuole essere salvata. Agrigento meritava altro.Io, comunque, ci ho provato fino all’ultimo.”

