Licata, abusi nella comunità per minori: “Facevamo sesso con Veronica”, teste conferma le accuse
Si svolta ieri una udienza del processo sui presunti casi di abusi sessuali in una comunità alloggio di Licata. Sentiti alcuni testi che hanno confermato quanto emerso dalle indagini: “E’ vero facevamo sesso con Veronica Cusumano. Succedeva quando era di turno o in altri momenti”. Questo quanto detto in aula da due ospiti della centro […]
Si svolta ieri una udienza del processo sui presunti casi di abusi sessuali in una comunità alloggio di Licata. Sentiti alcuni testi che hanno confermato quanto emerso dalle indagini: “E’ vero facevamo sesso con Veronica Cusumano. Succedeva quando era di turno o in altri momenti”. Questo quanto detto in aula da due ospiti della centro di accoglienza. Il processo è a carico proprio di Veronica Cusumano, e del collega Mirko Giugno, entrambi operatori delle cooperative “Libero Gabbiano” e “Arcobaleno” di Licata, società che gestiscono comunità per “minori con disturbi del comportamento” e “disabili psichici”. . Uno dei testi in aula, giovanissimo, ha confermato di aver avuto ripetuti rapporti sessuali con la donna. I fatti risalgono al periodo compresa tra settembre 2014 e giugno del 2015. L’inchiesta fu condotta condotta dai pubblici ministeri Simona Faga e Salvatore Vella. Per la vicenda è stato condannato recentemente, col rito abbreviato, il personaggio centrale della storia, Angelo Grillo che ha subito una condanna di 10 anni e due mesi di reclusione.
Secondo le accuse i tre avrebbero dato vita ad uno squallido giro di violenze sessuali ai danni di minori ospitati nelle comunità. Vicende di sesso esplicito compiute nei locali delle strutture come ad esempio le camerette dei singoli minori ospitati o la cucina. In alcuni casi, come ad esempio ad opera dell’imputato Grillo, le scene di sesso sarebbero state anche filmate. Nel corso delle indagini s’è accertato che era prassi per responsabili delle Comunità quella di fare prendere alle giovani minorenne la pillola anticoncezionale, senza alcuna previa visita ginecologica, al fine di evitare “gravidanze indesiderate”.




