Borsellino, 34 anni senza verità: le indagini non si fermano
Erano le 16.58. L'esplosione, nel cuore di Palermo. L’autobomba uccise Paolo Borsellino e la sua scorta
Sono 57 i giorni che separano le stragi di Capaci e via D’Amelio. Trentaquattro gli anni che dividono i due eccidi da una verita’ piena la cui ricerca e’ ancora oggetto di processi e nuove indagini, tra condanne, assoluzioni, prescrizioni e spunti investigativi che tengono tuttora aperto il conto con la giustizia. Gli attentati si consumarono in un contesto d’incapacita’ e complicita’ che va ben oltre il livello della mafia, in un quadro, certificato da una sentenza, di “colossale depistaggio”. Un depistaggio che per molti ancora non e’ finito. Poco fu fatto per proteggere Paolo Borsellino: 51 anni, da 28 in magistratura, procuratore aggiunto nel capoluogo siciliano dopo aver diretto la procura di Marsala, quel 19 luglio 1992 pranzo’ a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia. Poi si reco’ con la sua scorta in via D’Amelio, dove vivevano la madre e la sorella. Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa cento chili di tritolo a bordo, esplose al passaggio del giudice, uccidendo anche i cinque agenti. Erano le 16.58. L’esplosione, nel cuore di Palermo , venne avvertita in gran parte della citta’. L’autobomba uccise Emanuela Loi, 24 anni, la prima donna poliziotto in una squadra di agenti addetta alle scorte; Agostino Catalano, 42 anni; Vincenzo Li Muli, 22 anni; Walter Eddie Cosina, 31 anni, e Claudio Traina, 27 anni. Unico superstite l’agente Antonino Vullo. ISOLAMENTO E SOVRAESPOSIZIONE L’isolamento all’interno della procura di palermo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, la loro sovraesposizione, la gestione delle indagini riguardante il filone “mafia e appalti” durante il periodo in cui Pietro Giammanco esercito’ le sue funzioni di procuratore, per i pm di Caltanissetta, rappresentano alcune delle cause che nel 1992 diedero vita alla stagione stragista. L’isolamento dei due magistrati e la loro sovraesposizione per la procura di Caltanissetta, sulla base di numerosi e concreti elementi indiziari, sono ritenuti due presupposti o precondizioni mentre la “discutibile” gestione del dossier che ha permesso di svelare pericolosi intrecci tra politica, imprenditoria e mafia, rappresenta un fattore concorrente. Diversi i filoni di indagini sui quali si e’ focalizzata e continua a focalizzarsi l’attenzione degli inquirenti con “le indagini che proseguono su piu’ fronti” come piu’ volte ribadito dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.


