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La mafia di Ribera e Lucca Sicula: 4 condanne, assolto consigliere comunale 

Condannato il boss Salvatore Imbornone, ritenuto a capo dell'intero mandamento. Assolto, invece, il consigliere comunale Mirabella

Pubblicato 56 minuti fa

Quattro condanne e due assoluzioni. Si chiude così il primo grado di giudizio del processo scaturito dall’operazione che ha fatto luce sul mandamento mafioso di Lucca Sicula-Ribera e sugli intrecci delle cosche con imprenditoria e politica locale. Il collegio di giudici presieduto da Antonino Cucinella ha inflitto 8 anni di reclusione a Salvatore Imbornone, 66 anni, di Lucca Sicula, considerato a capo dell’intero mandamento; 6 anni e 8 mesi di reclusione è la pena disposta per Francesco Caramazza, 53 anni, di Favara; Antonino Perricone, 54 anni, di Villafranca Sicula e Giuseppe Maurello, considerato un affiliato del clan di Lucca Sicula. Il tribunale ha altresì assolto il consigliere comunale di Lucca Sicula, Gabriele Mirabella, e Nicolò Riggio, 60 anni di Burgio. Il processo, dunque, si conclude con condanne nettamente inferiori rispetto alle richieste del pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che per Imbornone, ad esempio, aveva proposto 18 anni di carcere. Nello stralcio abbreviato, giunto al secondo grado di giudizio, sono stati condannati a 14 anni di carcere il boss Giovanni Derelitto, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Burgio, e Alberto Provenzano (10 anni e 8 mesi), considerato il braccio destro del capomafia.

A Imbornone (difeso dagli avvocati Giovanni Vaccaro e Vincenzo Castellano) viene contestato il ruolo di promotore e organizzatore dell’associazione mafiosa in qualità di capomandamento. L’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso viene mossa anche a Francesco Caramazza (difeso dall’avvocato Salvatore Virgone), in qualità di membro della cosca di Favara; Nicolò Riggio (difeso dagli avvocati Giovanni Morgante e Domenico Cicchirillo), era accusato di far parte del clan di Burgio; Antonino Perricone (difeso dagli avvocati Giovanni Vaccaro e Luca Cianferoni), ritenuto membro della famiglia di Villafranca Sicula e Giuseppe Maurello (difeso dall’avvocato Giovanni Vaccaro), considerato un affiliato del clan di Lucca Sicula. Al consigliere comunale Gabriele Mirabella, difeso dagli avvocati Vincenzo Castellano e Teo Calderone, veniva contestato il reato di favoreggiamento personale con l’aggravante di aver agevolato Cosa nostra per aver consentito ai membri del clan di eludere le investigazioni.

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