Agrigento, estorsione ad imprenditore: chiuse indagini a carico di Massimino e Militello
I Pubblici ministeri Claudio Camilleri e Alessia Sinatra Direzione distrettuale antimafia di Palermo hanno chiuso le indagini preliminari, facendo notificare il relativo avviso, riguardanti l’inchiesta che ha portato in carcere Antonio Massimino, 49 anni, commerciante, e Liborio Militello, 50 anni, muratore, ritenuti responsabili di tre tentativi di estorsione aggravata, messi a segno tra l’ottobre del […]
I Pubblici ministeri Claudio Camilleri e Alessia Sinatra Direzione distrettuale antimafia di Palermo hanno chiuso le indagini preliminari, facendo notificare il relativo avviso, riguardanti l’inchiesta che ha portato in carcere Antonio Massimino, 49 anni, commerciante, e Liborio Militello, 50 anni, muratore, ritenuti responsabili di tre tentativi di estorsione aggravata, messi a segno tra l’ottobre del 2015 e l’aprile 2016, ai danni di un imprenditore edile agrigentino impegnato nella realizzazione di una palazzina nella città dei templi.
Per i due agrigentini, con quasi certezza, scatterà la richiesta di rinvio a giudizio.
I due uomini, dapprima fermati su ordine della Procura distrettuale antimafia di Palermo, perché si stava realizzando la fuga all’estero di Antonio Massimino (l’uomo, al telefono, avvisava la moglie di preparare i bagagli perché avrebbero lasciato Agrigento in fretta e in furia con destinazione Germania o Belgio in quanto avvisato da una soffiata della sua imminente cattura). come captato dalle intercettazioni cui da tempo era sottoposto, sono stati poi raggiunti da misura cautelare.
Gli episodi estorsivi, concretizzatisi in richieste di denaro e in assunzioni di personale, sarebbero avvenuti presso il cantiere edile e gli uffici dell’impresa finita nel mirino degli indagati, che avrebbero agito avvalendosi del cosiddetto “metodo mafioso”.
Massimino, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, era già stato arrestato in Belgio il 13 gennaio 1999, in quanto raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Akragas”, che ha consentito, tra l’altro, di individuare i responsabili di 22 omicidi, di un tentato omicidio e di un sequestro di persona.
Il suo arresto era scaturito dalle dichiarazioni rese dal pentito empedoclino Alfonso Falzone, secondo cui Massimino sarebbe stato “vicino” alla famiglia di Cosa nostra di Agrigento – Villaseta. Il commerciante è stato condannato a 4 anni di reclusione per associazione mafiosa, pena poi confermata in appello. L’11 luglio 2005, è stato nuovamente arrestato nell’ambito dell’operazione “San Calogero” e condannato dal Gup del Tribunale di Palermo, alla pena di 15 anni di reclusione, per avere fatto parte, in qualità di promotore e organizzatore, di un’associazione diretta al traffico di droga. Inoltre, è stata riconosciuta la continuazione per il reato di associazione di stampo mafioso di cui costituiva il vertice. Attualmente l’indagato era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale.
L’altro arrestato, Liborio Militello, difeso dagli avvocati Carmelita Danile e Nicola Grillo, viene indicato dagli investigatori come “fidatissimo” di Massimino, dal quale avrebbe ricevuto sistematicamente ordini che avrebbe portato regolarmente a compimento. Cosa avvenuta, sostengono gli investigatori, nell’episodio odierno di tentata estorsione.
Militello annovera precedenti per oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi ed estorsione ai danni di un sindacalista.





