Dopo le memorie del Picone ecco la storia di Agrigento di Salvatore Sanfilippo
E’ stata scritta a Sciacca la storia di Agrigento ma per fortuna e doverosamente è stata presentata ad Agrigento per merito della Società agrigentina di Storia Patria e del suo presidente Attilio Dallicardillo. Presente l’autore di questa “Storia”, Salvatore Sanfilippo, un illustre parterre ha evidenziato una ricerca storica da collocare senz’altro dopo le “Memorie” del […]
E’ stata scritta a Sciacca la storia di Agrigento ma per fortuna e doverosamente è stata presentata ad Agrigento per merito della Società agrigentina di Storia Patria e del suo presidente Attilio Dallicardillo.
Presente l’autore di questa “Storia”, Salvatore Sanfilippo, un illustre parterre ha evidenziato una ricerca storica da collocare senz’altro dopo le “Memorie” del Picone, gravate queste ultime dal fondato sospetto di essere ricopiate dalle scritture della Biblioteca Lucchesiana come ha fatto rilevare uno dei relatori, Settimio Biondi.
Notevole è stato l’apporto degli altri relatori, Paolo Cilona e il direttore del Parco Giuseppe Parello che ha voluto ospitare nel salone di Casa Sanfilippo la presentazione del libro e gli intermezzi musicali di Paolo Ciancimino che rimane uno dei più illustri “cantastorie” siciliani.
Una serata interessante, come accade poche volte, con la presenza di scrittori e storici locali e di rappresentanti delle istituzioni come il questore di Agrigento Mario Finocchiaro, il vice Giuseppe Peritore, la soprintendente Gabriella Costantino, il responsabile operativo della Società di Storia patria, Franco Zanini.
“Come ho spiegato nella prefazione, – ci dice Sanfilippo – la mia storia di Agrigento comincia dal 1700, allorquando Girgenti (come si chiamava allora), grazie all’opera dei suoi vescovi (Gioeni, Lucchesi-Palli, Granata), in contemporanea con alcuni dei suoi eminenti figli, come Vincenzo Gaglio e i fratelli Foderà, s’immette in un alveo di progresso e di modernità, fino alla conquista dell’identità nazionale e alla dignità dell’uomo qualsiasi. Infatti a Girgenti, dove si dibattè per prima una cultura di governo, che proponeva un sistema razionale, capace di passare dalla legge naturale alla civile. E fu a Girgenti che si realizzarono le prime forme associative e liberaleggianti (Casina Empedoclea) nell’isola, dove prese piede una delle prime società segrete (L’Unione Italica), che fiorirono in Sicilia ed evidenziarono il contrasto con il regime borbonico passando al processo di unificazione nazionale, che costò sacrifici anche ad alcune famiglie agrigentine. A Girgenti furono pubblicati i primi ‘bollettini’ sulle dottrine democratiche, circolanti in Europa, dal giornale ‘L’Eguaglianza’ di Girgenti, diretto da A. Riggio.
Nel XX secolo quale è stato il contributo di idee dato da Agrigento?
“Nel nuovo secolo XX non si può dire certo che la città dei templi mancasse di dare un contributo significativo all’esecutivo nazionale (leggi il ministro agrigentino Nicolò Gallo) e al movimento cooperativistico di don M. Sclafani ed E. La Loggia, che affiancarono l’azione di Luigi Sturzo. Fu in questo campo che gli agrigentini, nell’immediato secondo dopoguerra, hanno esplicato la loro prorompente vitalità, senza considerare il fatto che la città dei templi ha avuto sempre una tradizione fiorente di giureconsulti ed avvocati, oltre che di politici(magari carrieristi) eminenti, che hanno costituito un pezzo di storia importante per la Regione ed il Paese. Posso dire francamente che la storia di Agrigento, per la ricchezza dei personaggi, per le elaborazioni del pensiero, per la influenza esercitata nella contrada agrigentina, riguardo soprattutto al progresso civile, è paragonabile solo a quella del capoluogo siciliano, Palermo. Per questo deve essere conosciuta a chi vuole capire il perchè succedono gli eventi e come si muovono le idee”.






