Gli intrecci, le alleanze e i voltafaccia dei favaresi all’ombra dei boss Falsone, Messina e Di Gati
L’attività di indagine consentiva di accertare che (l’allora latitante Gerlandino Messina aveva trascorso parte della sua latitanza presso l’abitazione di Russello nel corso del 2009: il dato è ormai certo e inconfutabilmente provato dagli accertamenti di natura biologica che hanno permesso di evidenziare il profilo genetico dell’ex latitante Messina su una lametta da barba rinvenuta […]
L’attività di indagine consentiva di accertare che (l’allora latitante Gerlandino Messina aveva trascorso parte della sua latitanza presso l’abitazione di Russello nel corso del 2009: il dato è ormai certo e inconfutabilmente provato dagli accertamenti di natura biologica che hanno permesso di evidenziare il profilo genetico dell’ex latitante Messina su una lametta da barba rinvenuta e sequestrata a casa del Russello.
In effetti proprio sulla base di tali elementi indiziari, il 22.3.2011, Russello Antonio veniva arrestato da personale della Squadra mobile di Agrigento per il reato di favoreggiamento aggravato e per aver curato la latitanza di Messina Gerlandino. Per tali fatti Russello è stato già condannato in primo grado alla pena di anni 3 e mesi 4. Proprio l’attività investigativa a carico di Russello e le successive risultanze dell’attività scientifica, permette di fornire, ulteriori e certi elementi di collegamento tra Messina Gerlandino e il nucleo familiare degli Sciortino.
Invero, nella stanza che Russello aveva adibita a covo del latitante, nel corso della perquisizione venne rinvenuta, anche se non sequestrata, una confezione di confetti (c.d. bomboniera) realizzata in occasione del matrimonio di Sciortino Alessandro, rispettivamente figlio e fratello di Sciortino Domenico e Sciortino Salvatore. Ciò che interessa evidenziare è tuttavia il rinvenimento, all’interno del covo dell’ex latitante della bomboniera di Sciortino Alessandro, fatta recapitare proprio a Messina Gerlandino e quindi a conferma, ancora una volta, dei buoni rapporti tra la famiglia Sciortino e l’ex latitante.
L’attività indagine ha inoltre confermato la sussistenza di frequenti e oltremodo sospetti rapporti tra Sciortino Salvatore, Sciortino Domenico e Russello Antonio. Come noto, infatti, nei giorni immediatamente prima della cattura di Messina Gerlandino, e per tale fine, l’A.G. aveva disposto per il tramite della Squadra mobile dì Agrigento alcuni servizi tecnici di intercettazione nei confronti proprio di Sciortino Salvatore, del padre Sciortino Domenico, di Russello Antonio ed altri. Parallelamente, nell’ambito del procedimento finalizzato alla cattura dell’allora latitante Falsone Giuseppe) venivano monitorati altri soggetti, sempre di Favara, ed in particolare Morreale Salvatore e Costanza Alberto, entrambi residenti a Favara. Nel corso delle due distinte attività venivano quindi accertati alcuni incontri tra i soggetti appartenenti alle due fazioni (quella vicina a Messina e quella falsoniana) che inducono ragionevolmente a ritenere che all’indomani dell’arresto di Falsone Giuseppe, avvenuto in data 25.06.2010, ritenuto rappresentante provinciale di Cosa nostra nel territorio agrigentino, siano stati messi in discussione alcuni equilibri in seno alle famiglie mafiose di questa provincia. Tale deduzione deriva dalla logica scontata, secondo la quale a subentrare al rappresentate provinciale Falsone Giuseppe da poco catturato dovesse essere colui che era ritenuto in quel preciso momento storico il vice-rappresentante provinciale, cioè Messina Gerlandino. In tale contesto venivano individuati nel corso dell’attività di indagine Morreale Salvatore e Costanza Alberto da un lato e il già citato Pullara Luigi, Sciortino Salvatore e Russello Antonio, dall’altro. A conforto della tesi che Morreale Salvatore costituisse, nel solco della tradizione di familiare, un alto esponente della fazione falsoniana della mafia favarese, depone il suo arresto avvenuto il 14 luglio 2011. Con tale provvedimento, confermato in sede di riesame, il giudice riteneva sussistenti a carico del Morreale Salvatore gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione mafiosa, astersione e sostituzione di persona aggravata. In pratica, secondo quanto emerso dalle indagini, Morreale, nella sua qualità di esponente mafioso, aveva provveduto, tra l’altro, a favorire la latitanza di Falsone Giuseppe, fornendogli il documento di identità di tale Sanfilippo Frittola Giuseppe, con il quale lo stesso Morreale aveva in precedenza intrattenuto rapporti di tipo lavorativo. Alla luce di ciò gli accertati incontri, svoltisi con modalità elusive, tra Morreale e gli odierni indagati, assumono enorme rilievo indiziario e possono essere a tutti gli effetti essere considerati veri e propri vertici mafiosi svolti in una fase di transizione estremamente delicata.

