Gli intrecci, le alleanze e i voltafaccia dei favaresi all’ombra dei boss Falsone, Messina e Di Gati
Va inoltre evidenziato, sempre al fine di ricostruire a pieno il coinvolgimento della famiglia Sciortino (in particolare di Sciortino Domenico e del figlio Sciortino Salvatore) nelle dinamiche della famiglia mafiosa di Favara, che in data 10.01.09 personale della Squadra mobile di Agrigento effettuava una perquisizione all’interno dell’abitazione di campagna degli Sciortino, sita in Contrada Stefano/Piano […]
Va inoltre evidenziato, sempre al fine di ricostruire a pieno il coinvolgimento della famiglia Sciortino (in particolare di Sciortino Domenico e del figlio Sciortino Salvatore) nelle dinamiche della famiglia mafiosa di Favara, che in data 10.01.09 personale della Squadra mobile di Agrigento effettuava una perquisizione all’interno dell’abitazione di campagna degli Sciortino, sita in Contrada Stefano/Piano Bisaccia di Favara finalizzato alla ricerca dell’allora latitante Gerlandino Messina. La perquisizione, svoltasi alla presenza di Sciortino Salvatore, aveva evidentemente esito negativo in relazione al rintraccio del Messina, consentendo tuttavia di rinvenire una carabina ad aria compressa di marca illeggibile ed alcune riviste specializzate (“Grandangolo”, “Fuori riga”, “S”) contenenti le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia quali Di Gati Maurizio, Sardino Giuseppe, Pulizzi Gaspare e Bonaccorso Andrea. Analogamente, estesa la perquisizione presso l’abitazione di Sciortino Salvatore e Sciortino Domenico sita in Favara via Mancini n. 112, venivano rinvenute 89 cartucce da caccia e altre riviste specializzate quali “Grandangolo” e “Fuori riga”.
La ricostruzione operata da Maurizio Di Gati – è valsa a legare Domenico Sciortino alla famiglia mafiosa di Porto Empedocle e, in particolare, all’esponente di vertice Gerlandino Messina.
Vale subito evidenziare come, nell’ambito dell’attività d’indagine finalizzata alla ricerca ed alla cattura del latitante Gerlandino Messina, personale della Squadra mobile di Agrigento ha accertato: la reiterata presenza, presso l’abitazione rurale sita in contrada Stefano, Piano Bisaccia di Favara di proprietà di Domenico Sciortino, di Carmelo Infantino (dal Di Gati menzionato “Carmelo di Giardina Gallotti”), successivamente arrestato quale favoreggiatore della latitanza di Gerlandino Messina.
Il legame esistente tra Gerlandino Messina ed la famiglia Sciortino
Nel corso della perquisizione eseguita il 17 novembre 2009 presso l’abitazione di Russello Antonio, invero, nella stanza risultata in uso al latitante Messina, è stato rinvenuto il sacchetto dei confetti della festa nuziale del 26 settembre 2009 di Sciortino Alessandro, figlio e fratello, rispettivamente, degli odierni indagati Sciortino Domenico e Sciortino Salvatore;
la reiterata presenza del Russello presso l’abitazione rurale degli Sciortino in epoca sia immediatamente prossima sia immediatamente successiva all’arresto del latitante Gerlandino Messina.
Siffatte risultanze si saldano con pregresse ed importanti acquisizioni ulteriormente – e risolutivamente – rappresentative della contestata intraneità di Sciortino Domenico a Cosa nostra Agrigentina.
Marco Campione, imprenditore edile aggiudicatario dei lavori per la costruzione di un dissalatore e la realizzazione delle opere di “riempimento a mare”, ha reso dichiarazioni puntuali in ordine alla pretesa di assoggettamento al pizzo patita nel giugno 2006 ad opera di “un signore presentatosi come sig. Sciortino” il quale, in termini non suscettibili di migliore esplicazione, si era proposto quale emissario “di quelli di Porto Empedocle” e lo aveva esortato a “mettersi a posto”.
Gli approfondimenti investigativi nell’immediato prosieguo effettuati non consentivano l’individuazione dell’autore della condotta delittuosa denunciata da Campione Marco. La successiva determinazione di collaborare con l’Autorità giudiziaria assunta da Di Gati Maurizio e l’acquisizione dell’apporto dichiarativo dello stesso introducevano elementi di conoscenza risolutivi ai fini della individuazione del “signore presentatosi come Sciortino”. In data 15 gennaio 2009, prendendo visione di un nuovo fascicolo fotografico predisposto dalla Squadra mobile della Questura di Agrigento, Campione Marco ha proceduto a positiva ricognizione fotografica nei confronti dell’odierno indagato Sciortino Domenico, indicando “senza ombra di dubbio” lo stesso quale autore della richiesta estorsiva patita e denunciata nell’anno 2006. Siffatta acquisizione, come è di immediata evidenza, oltre a costituire autonoma prova della sussistenza del fatto di tentata estorsione aggravata ad opera di Sciortino Domenico, interviene a rimarcare l’affermata attendibilità intrinseca di Di Gati Maurizio e, altresì, a convalidare ab externo, in termini di assoluta evidenza, la affidabilità della più ampia chiamata di correo dal Di Gati operata in pregiudizio del predetto indagato.
Analoga duplice valenza deve riconoscersi alle risultanze della perquisizione che, in data 10 gennaio 2009, personale della Squadra mobile di Agrigento ha proceduto ad eseguire presso la più volte menzionata abitazione rurale di proprietà di Sciortino Domenico sita nella contrada Piano Bisaccia del comune di Favara. L’attività invero, ha condotto al rinvenimento ed al sequestro di una carabina ad aria compressa illegalmente detenuta da Sciortino Domenico.
Il contributo che l’indagato ha reso e garantito nel tempo è certamente apprezzabile e concreto ed appare, altresì, consapevolmente e deliberatamente orientato al perseguimento degli obiettivi e delle strategie di Cosa nostra e, in quanto tale, certamente qualificante l’appartenenza al sodalizio medesimo. Il quadro acquisito è assolutamente coerente e piano.
Va evidenziato, al riguardo, come il tentativo di assoggettamento al pizzo realizzato in pregiudizio dell’imprenditore Campione sia da annoverare tra le attività delittuose costituenti le più tipiche espressioni con le quali il sodalizio ribadisce e consolida la propria pervasiva presenza sul territorio.
Non deve trascurarsi, poi, come la salvaguardia dello stato di latitanza di esponenti di vertice ed adepti costituisca anch’essa concreta espressione della capacità di affermazione dell’associazione criminale Cosa nostra.
Nel contesto delineato, infine, la risultanza relativa all’accertato possesso illegale di un’arma comune da sparo non è suscettibile di interpretazione differente da quella prospettata dall’accusa.

