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Sequestrati 4 mln di beni a imprenditore e figlio consigliere comunale

La Direzione investigativa antimafia di Trapani ha sequestrato beni per oltre 4 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore edile mazarese 65enne Giuseppe Burzotta e del suo nucleo familiare. Fra i beni sequestrati figurano 4 società, 11 fabbricati, 9 camion e auto, 25 lotti di terreno e 39 rapporti bancari. Destinatario del medesimo provvedimento di sequestro, […]

Pubblicato 10 anni fa

La Direzione investigativa antimafia di Trapani ha sequestrato beni per oltre 4 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore edile mazarese 65enne Giuseppe Burzotta e del suo nucleo familiare. Fra i beni sequestrati figurano 4 società, 11 fabbricati, 9 camion e auto, 25 lotti di terreno e 39 rapporti bancari. Destinatario del medesimo provvedimento di sequestro, il figlio Davide, 43enne consigliere comunale di Mazara del Vallo di Forza Italia, già consigliere provinciale, ritenuto complice del padre nell’attività di trasferimento fraudolento di beni. Giuseppe Burzotta, già sorvegliato speciale, pur non condannato, è indiziato di appartenenza a una associazione di tipo mafioso.

A seguito di specifiche attività d’indagine della Dia, è emerso, infatti, che avrebbe costantemente fornito “supporto economico e finanziario a membri della cosca di Mazara del Vallo, o a familiari degli stessi, oppure ancora ad imprenditori indicati membri del sodalizio criminale”.

Le attività tecniche d’intercettazione, i riscontri bancari e le numerose testimonianze acquisite avrebbero dimostrato che avrebbe ricavato le risorse economiche, necessarie all’attività di sostentamento di taluni componenti del clan mazarese, attraverso il sistematico ricorso ad attività finanziarie illecite oltre che alla gestione occulta di imprese intestate a prestanomi.

La proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, avanzata dal direttore della Dia Nunzio Antonio Ferla, è stata accolta dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, condividendo gli esiti delle indagini condotte dalla Dia trapanese, d’intesa con il procuratore aggiunto Bernardo Petralia, coordinatore del “Gruppo Misure di prevenzione” della Dda di Palermo. Gli accertamenti economici e reddituali hanno evidenziato, inoltre, l’esistenza di un patrimonio il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati da padre e figlio costruttori.

 

 

 

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