Sbarcati 280 migranti, uno di loro con flebo al braccio per leucemia
E’ arrivata al porto di Augusta (Siracusa) la nave ‘Aquarius’ di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere con a bordo i 280 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia. A bordo c’è anche il ragazzo di 14 anni affetto da leucemia, trovato dai soccorritori sul gommone con la flebo attaccata al braccio. I […]
E’ arrivata al porto di Augusta (Siracusa) la nave ‘Aquarius’ di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere con a bordo i 280 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia. A bordo c’è anche il ragazzo di 14 anni affetto da leucemia, trovato dai soccorritori sul gommone con la flebo attaccata al braccio.
I 280 migranti salvati dalle ong SOS Mediterranee e Proactiva Open Arms nelle acque internazionali al largo della Libia, e sbarcati questa mattina ad Augusta (Siracusa), provengono da oltre venti diversi Paesi, inclusi 69 dall’Eritrea, dodici dalla Somalia, sei dalla Libia e tre dalla Siria. Le ong hanno fatto sapere che sono stati individuati numerosi casi particolarmente vulnerabili, incluse vittime di tortura, potenziali vittime di traffico di esseri umani e urgenze mediche. Un giovane delle Comore ha spiegato ai volontari a bordo della nave Aquarius di SOS Mediterranee di aver trascorso due anni in Libia a lavorare senza ricevere alcuna paga per un capo che gli aveva confiscato il passaporto al suo arrivo nel Paese, prima di riuscire a fuggire a bordo di un’imbarcazione di fortuna: “Lo so che in tutto il mondo ci sono problemi, ma almeno in Europa ci sono i diritti umani, non come in Libia”, ha detto. “Il mio capo ha ancora il mio passaporto, ma il mio passaporto non è il mio corpo”. Un ventenne del Chad ha raccontato di essere stato torturato con scosse elettriche ogni giorno per due mesi in Libia perché non poteva pagare il riscatto necessario a uscire di prigione. “Sono stato venduto e mi sono ritrovato a Bani Walid. Dopo un amico mi ha aiutato a organizzare il viaggio per prendere la barca. Ho passato un mese in una casa assieme a 150 persone. Cinquanta sono potute partire questa volta, le altre attenderanno la prossima partenza”, ha raccontato il naufrago ai volontari a bordo della Aquarius.





