Palma di Montechiaro

Tentato omicidio a Palma di Montechiaro, test tecnici “irripetibili” su tre auto

Importanti esami tecnici sono stati effettuati, ieri mattina, dalla sezione Scientiica della Polizia di Stato di Palermo, sulle tre auto finite nell’inchiesta sul tentato omicidio avvenuto a Palma di Montechiaro nei giorni scorsi. A disporre tali esami irripetibili la Procura della Repubblica di Agrigento che sta indagando sul fatto e che ha emeso due ordini […]

Pubblicato 8 anni fa

Importanti esami tecnici sono stati effettuati, ieri mattina, dalla sezione Scientiica della Polizia di Stato di Palermo, sulle tre auto finite nell’inchiesta sul tentato omicidio avvenuto a Palma di Montechiaro nei giorni scorsi.

A disporre tali esami irripetibili la Procura della Repubblica di Agrigento che sta indagando sul fatto e che ha emeso due ordini di custodia cautelare per due persone, i protagonisti principali della vicenda, Francesco Gueli, 42 anni, detto “Ciciu u Malandrinu” e Giuseppe Incardona, 52 anni, detto “Peppi u Cafuni” con il primo che non ha esitato un solo momento ad armarsi di una pistola calibro 45 (che poi, in un momento concitato di discussione con propri familiari ha ferito per errore Onolfo) per reagire all’agguato compiuto in suo danno ad opera di Incardona che a sua volta ha reagito così per lavare l’onta dell’offesa grave che è stato lo schiaffo ricevuto al bar davanti a tanti compaesani.

Inoltre, quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di favoreggiamento e false dichiarazioni a pm. E la lista è destinata ad allungarsi. Si tratta perlopiù di familiari del ragazzo ferito, quelli che non rientrano nel novero della categoria di persone non punibili per favoreggiamento perchè parenti molto stretti degli indagati.

 

La ricostruzione degli investigatori.

Come noto, la sera del 12 giugno u.s., poco dopo le ore 21:00, a Palma di Montechiaro tra le vie Quasimodo e Pizarro si assisteva ad un inseguimento tra due autovetture; i passeggeri della vettura inseguitrice esplodevano alcuni colpi di arma da fuoco, precisamente otto, ai danni di una Fiat Panda che sfrecciava per le vie cittadine.

Dopo circa mezz’ora, in via Sottotenente Palma un colpo di pistola attingeva all’addome Leandro Onolfo, il quale veniva ricoverato a Licata e poi operato con urgenza al nosocomio agrigentino.

I due gravissimi fatti delittuosi venivano immediatamente investigati dalla Polizia di Stato, specificatamente dalla Squadra Mobile, diretta da Giovanni Minardi e dal Commissariato di Palma di Montechiaro, diretto da Tommaso Amato.

Le indagini coordinate dal Procuratore Capo Luigi Patronaggio, venivano delegate ai Sostituti Procuratori Alessandra Russo e Simona Faga.

Nel giro di tre giorni gli investigatori riuscivano a ricostruire il quadro probatorio, seppur in assenza di qualsivoglia testimonianza utile alle indagini. Secondo la Polizia Giudiziaria, Giuseppe Incardona, sarebbe il responsabile del primo fatto delittuoso poiché, a seguito di una lite,  avrebbe inseguito con la sua autovettura Francesco Gueli, sparando al suo indirizzo e colpendo la Fiat Panda dallo stesso condotta.

Gueli, dopo aver occultato la sua vettura danneggiata dagli spari dell’Incardona all’interno di un garage di un suo parente, si sarebbe armato ed avrebbe raggiunto la via Sottotenente Palma, luogo ove per ragioni ancora da chiarire lo stesso avrebbe esploso il colpo di pistola che ha attinto Leandro Onolfo.

Già la stessa sera dei fatti gli investigatori hanno proceduto ad effettuare varie perquisizioni, sequestrare vari elementi ritenuti utili alle indagini quali abiti ed autovetture, nonché a sottoporre alcuni soggetti agli accertamenti tecnici finalizzati a rilevare tracce di residui dello sparo.

 

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