Licata, preso il killer (su commissione) di Angelo Carità: è Orazio Rosario Cavallaro 61enne di Ravanusa (vd e ft)
di Irene Milisenda e Giuseppe Castaldo Svolta nelle indagini sull’omicidio di Angelo Carità, il 61enne imprenditore agricolo ucciso a Licata la scorsa pasquetta con due colpi di pistola calibro 9. I carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, coadiuvati dai militari della Compagnia di Licata e del Nucleo Operativo Radiomobile, hanno arrestato Orazio Rosario Cavallaro, 61 […]
di Irene Milisenda e Giuseppe Castaldo
Svolta nelle indagini sull’omicidio di Angelo Carità, il 61enne imprenditore agricolo ucciso a Licata la scorsa pasquetta con due colpi di pistola calibro 9. I carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, coadiuvati dai militari della Compagnia di Licata e del Nucleo Operativo Radiomobile, hanno arrestato Orazio Rosario Cavallaro, 61 anni, catanese ma da oltre due decenni trapiantato a Ravanusa.
Ci sono voluti quasi 6 mesi di incessanti indagini per arrivare a Cavallaro, esecutore materiale dell’omicidio, ma che con la vittima non aveva alcun collegamento diretto: non si conoscevano, non avevano nulla in comune. Proprio per questo motivo le indagini si sono rivelate più complesse del solito e, solamente grazie all’analisi di una enorme mole di immagini estrapolate dalle video-camere di sorveglianza del Comune, si è potuti risalire al killer. Il punto di svolta, poi, è stato fornito dagli esami che i Ris dei Carabinieri hanno effettuato su un giaccone rinvenuto – a seguito di perquisizione – a casa di Cavallaro. Infatti sono state trovate tra
cce di sangue della vittima sul giubbotto ed il cerchio si è chiuso.
Cavallaro avrebbe agito da solo ma risultano altre due persone indagate per favoreggiamento: avrebbero fornito al killer degli alibi rivelatisi falsi.
Gli inquirenti battono la pista che porta ad un altro omicidio, quello di Giovanni Brunetto, ucciso da Angelo Carità nel 2013 e per questo condannato all’ergastolo ma libero per decorrenza dei termini. Secondo la Procura Cavallaro avrebbe agito su commissione e ucciso Carità dietro compenso in denaro o con uno scambio di favori.
Il fermo del presunto killer, inoltre, si è rivelato indispensabile. Cavallaro, infatti, aveva buoni contatti con alcuni agrigentini emigrati in Germania e avrebbe potuto tentare una fuga.
Orazio Rosario Cavallaro è personaggio noto per i suoi precedenti: in passato è stato condannato per detenzione illegale di arma da fuoco e associazione mafiosa. Gli inquirenti, grazie alle immagini e ad un rigoroso lavoro, hanno ricostruito gli attimi di quel brutale omicidio.
Cavallaro si sarebbe recato in via Palma a bordo di una automobile – prestata da parenti – che non avrebbe potuto guidare perché sottoposto a sorveglianza speciale; lasciata l’auto a poche centinaia di metri si è avvicinato a Carità, che era a bordo della sua auto, e a bruciapelo ha sparato due colpi di pistola calibro 9 che hanno raggiunto alla testa la vittima. Una vera e propria esecuzione, anche crudele, dato che Carità non è morto sul colpo ma in seguito, in pratica, annegato nel proprio sangue.
Sangue chiama sangue. Negli ultimi mesi, nella provincia di Agrigento, si sono verificati molti episodi simili e, con il fermo di oggi, Procura e carabinieri hanno dato un forte segnale all’intera comunità agrigentina.
La vicenda è stata spiegata – in conferenza stampa -dal procuratore capo Luigi Patronaggio, dall’aggiunto Salvatore Vella e dal sostituto Simona Faga, dal col. Rodrigo Micucci, dal capitano Luca Armao e dal comandante della compagna di Licata, capitano Lucarelli che hanno condotto le indagini.



