Canicattì, tentato omicidio a sfondo passionale: chiesti 20 anni di carcere per Scaccia

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Canicattì, tentato omicidio a sfondo passionale: chiesti 20 anni di carcere per Scaccia

di Redazione
Pubblicato il Dic 2, 2019
Canicattì, tentato omicidio a sfondo passionale: chiesti 20 anni di carcere per Scaccia

Il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento Alessandra Russo ha avanzato, al termine della requisitoria durata oltre un’ora, la richiesta di condanna a venti anni di reclusione nei confronti del pastore canicattinese Gianluca Scaccia accusato del tentato omicidio ai danni del rivale in amore Vincenzo Curto, avvenuto il 22 giugno 2017 a Canicattì. 

La vicenda scaturisce dalla sparatoria in vicolo Stamura, centro storico del popoloso paese agrigentino, in cui viene ferito alla coscia e all’addome Vincenzo Curto, anche lui pastore di Canicattì. Secondo l’accusa il movente sarebbe del tutto passionale e, precisamente, da individuare nella nascita di una relazione tra lo Scaccia, amico di infanzia del Curto, e l’ex moglie di quest’ultimo. 

L’accusa del pubblico ministero si fonda su tre pilastri: le ogive ritrovate davanti casa di Scaccia, appartenenti ad una calibro 7.65 (mai rinvenuta) compatibili con i proiettili estratti dal corpo di Curto; la presenza di un unico profilo genetico estratto dalle tracce ematiche trovate e riconducibili alla vittima; il falso alibi fornito dal presunto aggressore che aveva dichiarato di dormire durante la sparatoria, circostanza questa però smentita dai tabulati telefonici.  Come spiegato in aula dallo stesso pm è paradossale che a fornire il movente del tentato omicidio sia il presunto aggressore e non la vittima che, anzi, dopo aver inizialmente indicato il suo sparatore improvvisamente ritratta tutto e, poco dopo, si trasferisce in Germania. Il tutto condito da varie intercettazioni disposte nei confronti dei due nuclei familiari che arricchisce il quadro probatorio. Escluse nella richiesta di condanna l’aggravante per futili motivi perché – come spiegato in aula dal pm – le storie, le relazioni e gli animi dei protagonisti che si intrecciano sono tutto tranne che futili. 

Di parere completamente opposto la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Angela Porcello: al contrario di quanto sostenuto dall’accusa viene dato risalto ad una carenza investigativa soprattutto nelle immediatezza dei fatti: non viene fatta prova dello Stub (analisi per capire se una persona ha sparato), non vengono sentiti i residenti della zona in cui avviene la sparatoria ma, soprattutto, vengono mosse perplessità sulla ricostruzione che la vittima offre, ritenuta dalla difesa poco credibile. In sostanza la difesa afferma che, da quanto emerso in dibattimento, non si giunga ad una ricostruzione limpida dei fatti “aldilà di ogni ragionevole dubbio”. Al termine dell’arringa la difesa ha chiesto l’assoluzione nei confronti di Scaccia o, in subordine, la riqualificazione del reato da tentato omicidio in lesioni gravissime.

Il collegio di giudici presieduto da Gianfranca Claudia Infantino, con a latere i giudici Giuseppa Zampino e Katia La Barbera, emetterà il verdetto il prossimo 6 dicembre.


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