Agrigento

Uccise “per errore” il fratello in una sparatoria a Villaggio Mosè, condannato a 21 anni 

Ventuno anni di carcere per avere ucciso “per errore” il fratello in una sparatoria avvenuta nel piazzale di una concessionaria nel quartiere di Villaggio Mosè

Pubblicato 1 ora fa

Ventuno anni di carcere per avere ucciso “per errore” il fratello in una sparatoria avvenuta nel piazzale di una concessionaria nel quartiere di Villaggio Mosè. La Corte di assise di Agrigento ha condannato Angelo Di Falco, 40 anni, di Palma di Montechiaro, per l’omicidio del fratello minore Roberto e per il tentato omicidio del figlio del proprietario dell’autosalone. Accolta interamente la richiesta del pm Gaspare Bentivegna.

La vicenda risale al febbraio dello scorso anno. Angelo Di Falco è accusato di una particolare fattispecie di reato, quella di omicidio “per errore”. Al palmese, difeso dall’avvocato Maurizio Buggea, viene contestato anche il reato di tentato omicidio ai danni di uno dei figli del titolare della concessionaria che, costituitosi parte civile tramite l’avvocato Salvatore Cusumano, otterrà una provvisionale di 30 mila euro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, soltanto il malfunzionamento della pistola ha sventato l’azione delittuosa. Altri due imputati – Calogero Zarbo, 41 anni, e Domenico Avanzato, 36 anni – sono già stati condannati in primo grado con il rito abbreviato a 14 anni e 4 mesi di reclusione e 13 anni e 3 mesi di reclusione. Una vicenda complicata così come il suo iter giudiziario. Il 23 febbraio dello scorso anno quattro palmesi compiono quella che gli inquirenti ritengono una spedizione punitiva nei confronti di Lillo Zambuto, titolare della concessionaria “AutoXPassione” al Villaggio Mosè. 

Alla base della “punizione” impartita al rivenditore di auto, aggredito nel piazzale della concessionaria, il pagamento di un’auto con un assegno risultato poi scoperto. Durante quei concitati momenti, ripresi in gran parte dalle telecamere, viene estratta una pistola da cui parte un colpo che ferisce mortalmente proprio Roberto Di Falco. Per la Procura di Agrigento a premere il grilletto è stata la stessa vittima dopo che Zambuto, come dichiarato dallo stesso, era riuscito con una mossa imparata durante il servizio militare a girare la canna dell’arma verso il suo aggressore. Intanto la pistola che sembrava svanita nel nulla, ritenuta l’arma del delitto, è stata ritrovata grazie alle parziali dichiarazioni agli inquirenti di uno degli imputati. Zarbo, infatti, ha indicato il luogo esatto in cui era stata occultata una semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa.

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