Agrigento

Maddalusa, il PD di Agrigento: “Acqua è un diritto, l’abusivismo non può essere diritto acquisito”

Lo dice in una nota il Partito Democratico di Agrigento a firma dei due assessori - Giuseppe Riccobene ed Eleonora Scioertino - e dei consiglieri comunali Giampiero Carta e Sandro Fanara

Pubblicato 6 ore fa

“Il Consiglio comunale aperto tenutosi il 27 agosto, dedicato alla situazione di Maddalusa, ha avuto, oltre al merito di avere consentito un dibattito democratico e condiviso su una questione particolarmente complessa e sentita dalla comunità, anche quello di rendere finalmente esplicite due questioni che, pur essendo state presentate come complementari, devono essere tenute rigorosamente distinte: da una parte il diritto delle persone all’accesso all’acqua e la necessità di individuare, nel rispetto della normativa vigente, soluzioni capaci di tutelare condizioni essenziali di dignità; dall’altra la richiesta politica di riperimetrazione del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi.” Lo dice in una nota il Partito Democratico di Agrigento a firma dei due assessori – Giuseppe Riccobene ed Eleonora Scioertino – e dei consiglieri comunali Giampiero Carta e Sandro Fanara.

“La sostanza delle preoccupazioni espresse rispetto alle condizioni concrete delle persone e alla necessità di garantire l’accesso a un bene essenziale non può che essere condivisa. Ciò che, invece, non può essere condiviso è la deriva propagandistica, priva di un concreto approdo giuridico e amministrativo, con cui una parte del centrodestra ha affrontato il tema nel corso del Consiglio comunale, sovrapponendo continuamente il diritto all’acqua alla diversa questione della regolarità urbanistica degli immobili e, infine, alla riperimetrazione del Parco. Confondere questi piani non aiuta i cittadini di Maddalusa e rischia, anzi, di trasformare un problema reale e drammatico, quello dell’approvvigionamento idrico, nello strumento attraverso il quale perseguire un obiettivo completamente diverso: la regolarizzazione di un patrimonio edilizio realizzato, in larga parte, in violazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche. Ed è proprio su questo punto che il dibattito svoltosi in Consiglio comunale impone chiarezza. Delle due l’una. O la richiesta di riperimetrazione nasce dalla consapevolezza che l’attuale quadro normativo pone limiti all’erogazione ordinaria dei servizi agli immobili abusivi e si ritiene, quindi, che modificando il regime di tutela dell’area si possano creare in futuro condizioni diverse. Oppure l’emergenza idrica viene utilizzata per sostenere un principio assai più problematico: che la reiterazione nel tempo di comportamenti contrari alla legge possa, a un certo punto, trasformarsi essa stessa in una ragione sufficiente per ottenere dalla legge il riconoscimento di quanto è stato realizzato in sua violazione.”

Il PD prosegue: “Su questo terreno il Partito Democratico non può essere ambiguo. La dignità delle persone viene prima di tutto e l’accesso all’acqua deve trovare tutte le forme di tutela consentite dall’ordinamento. Ma il diritto all’acqua non coincide con un diritto alla sanatoria edilizia. Occorre peraltro ricordare che la piena fruizione del servizio idrico non può essere ridotta alla sola adduzione dell’acqua. Esiste anche il tema, altrettanto essenziale sotto il profilo sanitario e ambientale, della raccolta e dello smaltimento delle acque reflue e della legittimità degli scarichi. Prima di prospettare soluzioni generalizzate sarebbe quindi necessario ricostruire la situazione degli immobili interessati: quali siano serviti da rete fognaria, quali dispongano di sistemi di smaltimento conformi alla normativa e quali conseguenze ambientali possa determinare un insediamento di tali dimensioni in assenza di un sistema fognario adeguato. Dove finiscono oggi i reflui prodotti dalle abitazioni di Maddalusa? Quali effetti producono sul suolo, sulle falde e sul mare? Sono domande che riguardano non soltanto chi vive a Maddalusa, ma l’intera comunità agrigentina e la tutela di un tratto di costa che appartiene a tutti. A Maddalusa, inoltre, non siamo davanti soltanto all’eredità di una lontana emergenza abitativa o al racconto di costruzioni sorte esclusivamente negli anni immediatamente successivi alla frana di Agrigento. L’edificazione irregolare è proseguita per decenni, attraversando gli anni Settanta, Ottanta e Novanta e arrivando, in diversi casi, fino a epoche molto più recenti, quando il quadro dei vincoli urbanistici, archeologici e paesaggistici era ormai pienamente conosciuto. Questo elemento non può essere cancellato dalla discussione pubblica. Perché esiste anche un principio di equità nei confronti delle migliaia di cittadini che hanno costruito, acquistato e trasformato immobili rispettando le regole, sostenendo costi, rinunciando a edificare dove non era consentito, acquistando terreni edificabili anziché aree sulle quali l’edificazione era vietata.”

E ancora: “Una eventuale trasformazione del regime giuridico di quelle aree non avrebbe soltanto conseguenze urbanistiche: produrrebbe inevitabilmente anche rilevanti effetti patrimoniali. Un terreno e un immobile che acquisissero prospettive di regolarizzazione avrebbero un valore economico profondamente diverso rispetto a quello attuale. Anche di questo occorre avere il coraggio di parlare quando si invoca una modifica dei confini del Parco. Allo stesso modo va fatta chiarezza su un altro argomento utilizzato nel dibattito pubblico: la presenza di una residenza anagrafica, l’accatastamento dell’immobile e il pagamento di IMU e TARI non determinano né presuppongono la regolarità urbanistico-edilizia dell’immobile e non costituiscono, di per sé, alcuna forma di sanatoria. Dal dibattito consiliare è emersa, inoltre, una contraddizione più profonda: tutti dichiarano di considerare la Valle dei Templi un patrimonio straordinario da difendere, ma quella tutela sembra diventare improvvisamente insopportabile quando pone limiti concreti all’utilizzo del territorio. Un vincolo, però, esiste precisamente perché pone un limite. La Valle dei Templi non può essere considerata contemporaneamente il simbolo universale di Agrigento e un ostacolo del quale liberarsi ogni volta che la sua tutela entra in conflitto con un interesse particolare. E anche sulla riperimetrazione occorre evitare di alimentare aspettative che potrebbero non trovare riscontro nel quadro normativo. La disciplina del Parco, infatti, non rappresenta l’unico livello di tutela insistente sul territorio di Maddalusa. Se idealmente sollevassimo il perimetro del Parco come un velo, sotto quel velo rimarrebbe un territorio comunque interessato da ulteriori tutele paesaggistiche e archeologiche, comprese quelle derivanti dalla prossimità alla costa e ai corsi d’acqua, nonché vincoli archeologici connessi a testimonianze fondamentali dell’antica Akragas, tra le quali l’area dell’antico porto e importanti evidenze funerarie riferibili alle fasi più antiche della città greca.

La domanda politica diventa allora molto semplice: quale riperimetrazione si propone realmente e quali effetti concreti dovrebbe produrre? Perché spostare una linea sulla carta non significa automaticamente cancellare le altre discipline di tutela che insistono sul medesimo territorio, né rende automaticamente sanabile ciò che oggi non lo è. La legge istitutiva del Parco della Valle dei Templi ha ormai più di venticinque anni. Le grandi scelte di tutela del territorio agrigentino affondano le proprie radici ancora più indietro nel tempo. In questi decenni governi nazionali e regionali di diverso colore politico, e per lunghi periodi maggioranze di centrodestra, hanno avuto tutti gli strumenti parlamentari per intervenire. Se oggi il centrodestra ritiene possibile modificare questo sistema di tutela, presenti una proposta legislativa, ne indichi con precisione confini, effetti urbanistici, compatibilità paesaggistiche e archeologiche e se ne assuma fino in fondo la responsabilità politica. Non basta indicare genericamente la riperimetrazione come soluzione. Occorre dire ai cittadini cosa, concretamente, cambierebbe il giorno dopo e soprattutto cosa, invece, continuerebbe a essere vietato in forza delle altre norme di tutela. Il Partito Democratico farà altrettanto, conducendo nelle sedi istituzionali la propria battaglia per la tutela della Valle dei Templi e del territorio agrigentino. Non per difendere astrattamente un vincolo, non per contrapporre la Valle alle persone che vivono a Maddalusa, ma perché difendere la Valle dei Templi significa difendere Agrigento. Significa difendere il suo paesaggio, la sua storia, la sua identità e una delle sue principali risorse culturali ed economiche. Significa difendere un patrimonio che appartiene a tutti gli agrigentini, anche a quelli che hanno rispettato le regole e che non possono oggi vedere trasformata la propria scelta di legalità in uno svantaggio rispetto a chi quelle regole ha violato. Agrigento senza la Valle dei Templi perderebbe ciò che più di ogni altra cosa la rende riconoscibile nel mondo e una parte decisiva della propria capacità di produrre cultura, turismo, lavoro e sviluppo. Difendere quel territorio, quindi, non significa difendere un principio astratto di legalità. Significa difendere un bene concreto, la ricchezza e il futuro della nostra città.”

La nota conclude: “Noi continueremo a lavorare affinché, nell’ambito delle possibilità consentite dall’ordinamento, nessuna persona venga privata delle condizioni essenziali di dignità e siano individuate tutte le soluzioni legittimamente percorribili per garantire l’accesso alla risorsa idrica. Ma con la stessa nettezza diciamo che la tutela della dignità delle persone non può essere trasformata nella legittimazione automatica dell’abusivismo edilizio. Sono due questioni diverse. Confonderle significa non risolverne nessuna. La sfida vera è più difficile: tenere insieme diritti fondamentali, legalità, tutela del paesaggio, tutela ambientale e giustizia nei confronti dell’intera comunità. È questa la responsabilità che intendiamo assumerci.”

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