Aica, è allarme rosso: a rischio stipendi e il funzionamento dei depuratori
I conti sono congelati da metà ottobre, chiesto un contributo straordinario o un'anticipazione di liquidità alla Regione
Sembrava tutto passato. Anzi, Aica e la propria governance si ergevano vittoriosi nella battaglia legale per sbloccare i conti della società di gestione del servizio idrico, diffondendo ottimismo e rassicurazioni: il pignoramento da oltre 5 milioni di euro presso terzi che era arrivato addosso alla consortile appariva un proiettile schivato. E invece è bastato aspettare qualche giorno.
Ieri, 3 novembre, la società ha firmato una lunga e allarmata lettera rivolta ai sindaci soci, al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, alla Prefettura, alla Procura della Repubblica e alle massime autorità provinciali, con cui denuncia l’integrale blocco dei propri rapporti bancari, avvenuto, appunto, lo scorso 15 ottobre.
La paralisi economica, come noto, è conseguenza di un’azione esecutiva promossa da un privato per un importo di 5.397.700,08 euro (con un pignoramento presso terzi esteso fino al limite massimo di 7,5 milioni di euro su istituti quali Banca Monte dei Paschi di Siena, Poste Italiane e diversi Comuni dell’ambito). La pretesa creditoria trae origine da un titolo esecutivo emesso nei confronti della Voltan, ipotizzando un subentro da parte di Aica, questione fermamente contestata dal gestore idrico nei sedi giudiziarie.
Sul fronte legale, il Tribunale di Agrigento ha già disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo nell’ambito dell’opposizione a precetto e lo scorso 31 ottobre, è stata emessa una ordinanza relativa al procedimento di esecuzione nella quale il giudice ha evidenziato come il creditore non sembri munito di adeguata prova del titolo per una quota rilevante della somma azionata e aveva rinviato l’udienza al 26 novembre 2026.
Ciononostante, le tempistiche procedurali e i vincoli normativi legati allo svincolo dei conti rischiano di prolungare la mancanza di liquidità. Così i vertici aziendali, cioè la presidente Danila Nobile e il direttore generale Francesco Fiorino hanno preso carta e penna per denunciare – off records – che in questa situazione sarà impossibile erogare gli stipendi e saldare le fatture per utenze, reagenti chimici, autospurghi e interventi di manutenzione. Ciò rischia di fermare i depuratori e le stazioni di sollevamento, con un potenziale danno ambientale di proporzioni catastrofiche.
Aica quindi tenta ancora una volta la strada dell'”aiutino”, cioè chiede alla Regione un supporto finanziario. L’ennesimo prestito, insomma, che prima o poi bisognerà pagare.
“Nelle more del perfezionamento delle tutele giudiziarie avviate – si legge nella lettera – si chiede al Presidente della Regione Siciliana e all’Assessore regionale competente di valutare con la massima urgenza l’adozione di una misura straordinaria di supporto finanziario temporaneo o la concessione di un’anticipazione di liquidità, nonché alle Autorità destinatarie di intervenire, per quanto di competenza, affinché siano rese immediatamente disponibili le risorse indispensabili alla continuità del servizio”.

