Mafia

Mafia, pm: “Riina disse su attentato a Falcone ‘Gli ho fatto fare la fine del tonno'”

Al via, a Caltanissetta, davanti la corte d’Assise presieduta dal giudice Antonio Balsamo, la requisitoria nell’ambito del secondo processo per la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone,la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta e che vede alla sbarra Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo e Lorenzo […]

Pubblicato 10 anni fa

Al via, a Caltanissetta, davanti la corte d’Assise presieduta dal giudice Antonio Balsamo, la requisitoria nell’ambito del secondo processo per la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone,la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta e che vede alla sbarra Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo e Lorenzo Tinnirello. Il Pubblico ministero, Onelio Dodero, sta ripercorrendo le varie fasi che portarono all’eccidio, partendo dal reperimento dell’esplosivo utilizzato per la strage, sulla realizzazione della carica esplosiva e su come fu assemblata. Gli altri aspetti che verranno analizzati riguardano il ruolo assunto oltre che dagli uomini di Cosa nostra anche da altri personaggi appartenenti ad altre organizzazioni mafiose, il ruolo ricoperto dal mandamento di Brancaccio e quello del protagonista principale della stagione stragista, il boss Toto’ Riina, “il cui ruolo – ha detto il Pm – e’ stato fondamentale. Intercettato in carcere, riferendosi all’attentato a Falcone disse: ‘gli ho fatto fare la fine del tonno’. A Capaci – ha spiegato il Pm – e’ stato utilizzato esplosivo di matrice militare, recuperato dagli ordigni della seconda guerra mondiale. Lo stesso esplosivo e’ stato poi utilizzato negli altri attentati del ’93 e del ’94. La fase preparatoria, per mettere a segno l’attentato di Capaci, duro’ all’incirca due mesi e mezzo. Questo processo – ha detto il Pm – ci ha permesso di individuare le responsabilita’ di alcuni personaggi che per vent’anni non sono mai stati sfiorati. Altra novita’ assoluta, di una valenza probatoria dirompente, e’ stata la decisione di Cosimo d’Amato – il pescatore che reperi’ l’esplosivo – a collaborare con la giustizia”

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