Blitz “Anno zero”, Dda: “Omicidio Marcianò brutto segnale, pronta a scoppiare guerra cosche”
Un “pericolosissimo contesto, “idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue”. Cosi’ la procura di Palermo scrive nell’ordinanza dell’imponente operazione “Anno zero” che ha smantellato la rete dei pizzini di Matteo Messina Denaro. Un quadro che avrebbe potuto portare a […]
Un “pericolosissimo contesto, “idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue”.
Cosi’ la procura di Palermo scrive nell’ordinanza dell’imponente operazione “Anno zero” che ha smantellato la rete dei pizzini di Matteo Messina Denaro. Un quadro che avrebbe potuto portare a una nuova guerra di mafia, insomma. Giuseppe Marcianò, genero del boss di Mazara del Vallo Pino Burzotta, era stato ucciso il 6 luglio 2017 segnale della faida in corso che poteva subire una impennata.
Per la Dda a partire dal 2015 “si registra un lento progetto di espansione territoriale da parte della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che ha riguardato anche il territorio di Castelvetrano, divenuto vulnerabile a causa, per un verso, della mancanza su quel territorio di soggetti mafiosi di rango in liberta’, e, per altro, dalla scelta di Messina Denaro che, nonostante gli arresti dei suoi uomini di fiducia e dei suoi piu’ stretti familiari, non ha autorizzato omicidi e azioni violente, come invece auspicato da buona parte del popolo mafioso di quei territori”.
Un comportamento criticato da alcuni affiliati come Marcianò poi ucciso.