Pubblicato il: sab, ago 31st, 2013

Tre stamberghe nell’Agrigento dimenticata

Annarella assiste alla proiezione del filmato,Il sindaco visita l'eventoIl sindaco Zambuto in visita all'associazione NonSoStareLa sede dell'AssociazioneL'interno della sede dell'associazione LabmuraL'interno della sede,Manichino in via Gallo,Scalinata san AntonioUna installazione ricorda via GalloUna parete dipinta in via VallicaldiViolinisti e orchestrine suonano durante l'eventoUna stamberga, sede dell’associazione “Non SoStare” è stata inaugurata la settimana scorsa in via Sant’Antonio  accanto al crollato Istituto Schifani e di fronte a un convento di suorine che hanno festeggiato anche loro l’inconsueto trambusto aprendo alle centinaia di visitatori la loro cappella.  Le altre due stamberghe rifatte e ripitturate sono state inaugurate l’altra sera tra via Vallicaldi e Boccerie con nel bel mezzo la famigerata via Gallo i cui antichi fasti sono stati contrapposti in un videoclip di Tano Siracusa che ne racconta l’attuale devastante solitudine e dedicandolo ad Annarella (tra le poche superstiti) presente alla proiezione e che si è commossa  di fronte al gesto delle associazioni Labmura, Artificio e NonSoStare. Gesto più che solidale, significativo di un mondo che crolla e che scompare, una sorta di “rete”- ci diceva Beniamino Biondi —- con altre due associazioni artistiche che nel proprio specifico campo hanno nutrito ulteriori ragioni d’interesse verso questa zona; mi riferisco al gruppo dei pittori di “Artificio” e al gruppo di architetti di “NonSoStare” che stanno contribuendo con molto impegno ad una riqualificazione della zona in termini artistici ponendo una idea precisa di quel che dovrebbe essere il centro storico, delle sue possibilità, dei suoi slanci, delle sue bellezze mascherate da vergogne, evitando sia gli eccessi di concettualismo di certe forme di recupero sia gli esiti cartolineschi e falsificanti di certi altri tipi d’intervento francamente imbarazzanti”.

Come vedete ci risiamo, è la solita minoranza silenziosa agrigentina, che sarà magari uno stralcio di quei “settemila antirigassificatore” che riprende in mano certe situazioni, le interpreta e le ricrea a suo modo in barba a tutti i silenzi e inefficienze. Facili profeti, glielo avevano fatto notare al sindaco Zambuto in  occasione della sua presenza all’ inaugurazione in via Sant’Antonio. Con la franchezza che ci possiamo consentire discutendo con Zambuto gli suggerivamo di consustanziare in maniera più politica la sua adesione a Renzi perché altrimenti i suoi detrattori  l’avrebbero definita strumentale. Tra lo sbigottimento del consigliere Di Rosa che lo accompagnava ci permettevamo di suggerire a Zambuto di puntare il dito evidenziando la “presunta egemonia culturale della sinistra” che  veniva messa in seria crisi da queste iniziative giovanili e che metteva in seria discussione l’operato di antiche associazioni a rimorchio dei partiti come il Centro Pastore e il Centro Pasolini di cui si sono perse le tracce persino nella Tabella H regionale. Un modo elegantemente politico per uscire dal suo “doroteismo minore” affidato ormai  alla scoperta e criticata strategia delle deleghe assessoriali. Non era molto convinto il sindaco mentre l’ex-vicesindaco Montana che  gli stava accanto, capita l’antifona, ci rassicurava con un  “poi glielo spiego io”. Qualche giorno dopo la risposta del sindaco non è tardata a venire sotto forma di un comunicato in cui si diceva di assistere “con particolare interesse alle numerose e significative iniziative che, in questi mesi, una rete di associazioni culturali, insistenti sul territorio cittadino, ha posto in essere in favore ed a custodia del centro storico di Agrigento. È auspicio degno della massima attenzione e sostegno da parte di questa Amministrazione che tali iniziative abbiano, oltre il plauso di tutta la cittadinanza, la piena e totale partecipazione delle istituzioni che non possono non cogliere con pieno interesse tali eventi e porre in essere ogni possibile sostegno. Offrire, infatti, una visione diversa del centro storico attraverso un modello teso al recupero degli spazi urbani della città da troppi anni abbandonati all’incuria è il primo obiettivo da me indicato come preciso impegno per il prosieguo ed il rilancio dell’azione dell’Amministrazione sempre più convinta che soltanto attraverso la piena e condivisa partecipazione democratica e con il coinvolgimento delle molte competenti giovani figure si possa giungere, prima possibile, all’ottenimento dei nostri obiettivi. A tal fine chiameremo queste energie ad un tavolo di confronto perché, anche attraverso il loro positivo contributo partecipativo, si possa delineare un serio progetto per dare un futuro al nostro centro storico, che deve essere memoria pulsante e stimolo per l’intera comunità agrigentina”. Più renziano di così il sindaco non poteva essere anche se è ormai incalzato dai nemici dell’operazione “Terravecchia” che sulla falsariga del programma  fiorentino di Renzi vorrebbero comportamenti adeguati al cambio di casacca. Ma siamo ad Agrigento e Renzi non ha sempre ragione. Dell’ideologia antiTerravecchia se ne è fatto portatore con una lettera divulgata urbi et orbi  Gaetano Siracusa, aderente al Labmura, che insieme al capofila Giovanni Taglialavoro  era stato firmatario di un documento allorchè  l’affaire Terravecchia venne alla ribalta su denuncia di Lillo Miccichè. Adesso sarebbe interessante  seguire la vicenda all’interno di queste iniziative dove “militano” artisti e architetti (non tra poche contraddizioni e che contestano il passato dei padri e dei padrini) che dovranno trovare una giusta via di mezzo  tra “clientela e bene comune”. Politica e cultura dovranno adesso misurarsi con l’indefinitezza del passato che non può essere interpretato a piacere esulando dalla precisa realtà del presente o tramutando le contraddizioni economiche in problemi psicologici o personali. Bisognerà mettere alla sbarra la cultura piccolo borghese di cui Agrigento è un campione assodato  che si diverte a massificare  i principi come individualismo, sentimentalismo, moralismo. E si è visto nel convegno  delle Fabbriche Chiaramontane “Alla ricerca della bellezza” il bisogno di adattare comprensibili e radicali fughe dalla ragione, dal rigore, dalla cultura, dalla realtà, nella ricostruzione acritica del passato, con l’obiettivo di adattarlo arbitrariamente alle esigenze immediate del presente. Con il risultato, spesso, veramente “confortevole” per le classi dirigenti di trasformare le conquiste scomode della ragione in tranquillizzanti certezze ideologiche. Ma poi le elezioni chi le vince (per non andare lontano) ad Agrigento? I fautori dell’abbattimento dei “tolli”?  Del resto, la lezione dello storico Settimio Biondi, una delle voci di quel convegno, bisogna ancora digerirla. Lezione che attiene all’idea di un certo (vecchio-nuovo) potere che deve mantenere la coesione interna per sostituire con nuove suggestioni l’obsoleta ideologia religiosa progressivamente inadatta al controllo delle masse subalterne. Tutti da meditare i cinquecento anni di Teocrazia ad Agrigento rimarcati dallo storico Biondi.

Per adesso prendiamo atto di questa esplosione di “partecipanti” agrigentini che ha affollato nelle diverse serate e  in maniera sorprendente il triangolo murario che va dal Funduk di Santa Maria dei Greci, scende per la vicina scalinata  di via  Sant’Antonio per poi intersecare il serpentone di via Atenea precipitando tra vicoli e viuzze in via Cannnameli e Vallicaldi. Un triangolo che ripromette e annuncia iniziative nel segno di una crescita, di una riappropriazione e (abbiamo anche rischiato a scrivere) di una “resurrezione”. Sono in molti ad avere fiutato l’occasione che potrebbe dare risultati di rilievo in quanto a visibilità artistica e politica. Oltre a sindaco, assessori e consiglieri, non è passata inosservata la presenza dell’on. Maria Jacono e ci dicono anche di Angelo Capodicasa. Chissà, forse in una umile stamberga del centro storico avranno trovato molta  più concretezza  che nelle aule di Montecitorio.

Per la cronaca tra l’altro è stata inaugurata la “Cannameli Gallery e collettiva d’arte “La bellezza delle  lacrime a pagamento” (a cura di Dario Orphèe); inaugurazione della sede dell’Associazione culturale LabMura con la mostra fotografica “Camera Oscura” di Tano Siracusa; presentazione dell’intero percorso artistico tra fuochi di torcia con murales (a cura di Artificio, Pippo Agozzino, Sal Passarella, Beatrice Esposto, Brina, Olga Bruccoleri, Gaspare Macaluso, Janfranz Provenzano, Giovanni Scifo,); installazione muraria (a cura di NonSoStare); installazione poetica (a cura di Beniamino Biondi); installazione verticale (a cura di Gaetano Vella, LabMura e NonSoStare); installazione riflettente (a cura di Giuseppe Guarneri); audio-installazione (a cura di Marilina Marchica); installazione vegetale (a cura di Lia Rocco); installazione umana (a cura di White Lilium); esibizione di teatro-danza (a cura di Silvia Frenda); inaugurazione del giardino con erbe aromatiche e piante grasse; momento musicale (a cura della comunità senegalese); concerto rileggendo De Andrè (a cura di Alfonso Schillaci e Claudia Messina); proiezione di uno slide-show sull’esperienza di lavoro in gruppo nel tentativo possibile del recupero del quartiere (a cura di Giuseppe Greco). Durante la serata, dietro contributo libero, è stato possibile degustare cous-cous e riso senegalesi preparati dalla comunità locale, cuddiruna di Raffadali e pane con l’olio, accompagnati con vino di casa, acqua e liquore al mirto.  Le opere della collettiva d’arte sono state  poste in vendita e con il ricavato si proseguirà nell’intervento artistico sulla zona.

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