Dipendenti rubavano gasolio a società raccolta rifiuti: 9 misure cautelari (video)

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I cinque rrestati per furto e altro al Rap di Palermo

Ecco come veniva rubato il carburante
Ecco come veniva rubato il carburante
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Ecco come veniva rubato il carburante
Ecco come veniva rubato il carburante

Arresti domiciliari e obbligo di presentazione alla Pg sono le misure cautelari eseguite nell’ambito dell’indagine sui furti di carburante e altri beni aziendali della Rap, l’azienda che si occupa dell’igiene ambientale a Palermo. Agli arresti domiciliari sono stati sottoposti Antonio Cardinale, Giovanni Di Franco, Carmelo Iacò, Francesco Mancuso e Salvatore Messina. Mentre l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è stato disposto per Accursio Cacciabaudo, Rosario Giglietti, Maurizio Lanzarone, e Girolamo Iacò. Sono tutti – tranne Girolamo Iacò – dipendenti Rap. Nel corso dell’indagine – condotta dagli investigatori del commissariato Brancaccio e coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Piero Padova – sono stati trovati tute da lavoro, sacchi, mazze, scope ma anche carta igienica e detersivi di proprietà dell’azienda e sottratti dagli indagati. Sequestrata, inoltre, una grande quantità di carburante in possesso di Giglietti, Mancuso e Iacò. Le indagini hanno accertato che, dal luglio 2013 al marzo 2014, circa 300 litri di gasolio al giorno sono stati trafugati dai serbatoi della municipalizzata. L’indebita appropriazione di carburante e di altri beni aziendali avveniva mediante il fraudolento riempimento di bidoni e taniche di varia natura, in occasione delle operazioni di rifornimento di carburante degli automezzi aziendali. Le operazioni avvenivano mediante il rifornimento degli automezzi della Rap con un quantitativo di carburante inferiore rispetto a quello materialmente erogato dalle colonnine dell’impianto di rifornimento all’interno del deposito di via Ingham e risultante dalla relativa documentazione che gli stessi erano tenuti a compilare nell’interesse della stessa società. L’appropriazione dell'”eccedenza” veniva versata all’interno di taniche e altri recipienti. Le taniche venivano fatte uscire all’interno degli stessi automezzi aziendali e trasportate in altro luogo. Successivamente sarebbe stato smistato e ceduto a terzi a prezzi competitivi. In altri casi, il furto sarebbe avvenuto mediante il versamento del carburante eccedente all’interno di una cisterna interrata, posta nelle vicinanze dell’impianto di rifornimento, che fungeva da “deposito abusivo” di carburante, dal quale poi attingere e riempire le taniche da far uscire dal deposito di via Ingham. Per verificare la “disponibilità” di carburante nella cisterna interrata ed evitare di compiere furti troppo avventati, i ladri sono stati sorpresi più volte a misurare con un’asta la quantità di combustibile presente nella cisterna. Oggetto del peculato contestato ai dipendenti, non soltanto gasolio, ma anche tute da lavoro, sacchi, mazze, scope, carta igienica, detersivi ed arnesi. Il sodalizio criminale si avvaleva anche della partecipazione di congiunti di dipendenti Rap che avrebbero agevolato la vendita a terzi di beni e prodotti aziendali o ne avrebbero tratto essi stessi vantaggio. E’ stato accertato il caso del figlio di uno degli arrestati, sorpreso dagli agenti ad aver allestito a Ballarò una bancarella “imbandita” di prodotti chiaramente riconducibili ad Amia e Rap. Quando la benzina sottratta non era destinata al consumo dei mezzi privati di dipendenti e congiunti, è stato accertato come servisse per alimentare un parallelo “mercato nero” nel quale il carburante sarebbe stato venduto al prezzo di 1 euro al litro.

 

 

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