Processo “Cricca” di Lampedusa: messaggio minatorio al maresciallo Gdf prima della doposizione

Processo “Cricca” di Lampedusa: messaggio minatorio al maresciallo Gdf prima della doposizione

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Gioacchino Giancone, Giuseppe Gabriele e l'ex sindaco De Rubeis

Gioacchino Giancone, Giuseppe Gabriele e l'ex sindaco De Rubeis
Gioacchino Giancone, Giuseppe Gabriele e l’ex sindaco De Rubeis

L’audizione del maresciallo della Guardia di Finanza, Francesco Licari, in continuazione con quella iniziata lo scorso 27 maggio – ha aperto con colpo di scena l’udienza del  processo – in corso davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli con a latere Ermelinda Marfia e Rosanna Croce – sulla presunta cricca lampedusana che sarebbe stata messa in piedi dal 2008 al 2012, quando al vertice dell’amministrazione c’era il sindaco Bernardino De Rubeis  e ai vertici dell’Utc c’erano l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico Giuseppe Gabriele e dall’ex consulente Gioacchino Giancone.

Davanti al Tribunale, fatto inusuale, stamani oltre a Licari erano schierati anche il procuratore capo Renato Di Natale, il procuratore aggiunto, Ignazio Fonzo e il sostituto procuratore Salvatore Vella. Ma anche numerosi colleghi, chi in divisa e chi in borghese. C’era anche il comandante della Compagnia, il capitano Stilian Cortese. Nel corso dell’udienza è stato svelato il perché della presenza in aula dei vertici della Procura. Qualche giorno fa, infatti, e dopo l’udienza in cui Licari ha cominciato la sua deposizione, il sottufficiale ha ricevuto il 18 giugno scorso nella cassetta delle lettere nella sua residenza di Canicattì, una lettera con un messaggio inequivocabile: «Noi ti consigliamo di non venire più qui a Lampedusa». Una busta vuota. Soltanto l’indirizzo del destinatario, ovvero l’abitazione privata del maresciallo che non vive ad Agrigento, e il mittente, indicato con un indirizzo di Lampedusa presumibilmente inventato. E il messaggio minatorio.

Anonimo il messaggio, significativo il contenuto che è stato sottolineato più volte dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo che ha chiesto contestualmente l’acquisizione agli atti della lettera minatoria. Nessuno si è opposto, neanche i difensori dei 25 imputati che, anzi, si sono associati alla richiesta ed hanno espresso solidarieta al maresciallo Licari il quale poco dopo ha ripreso la sua deposizione interrotta nel corso della passata udienza. Ed anche oggi Licari è stato implacabile accusatore.  “L’indagine – ha raccontato il maresciallo – inizia nel febbraio del 2011 quando era in corso il primo processo a carico del sindaco De Rubeis che era tornato in carica dopo essere stato arrestato. Le intercettazioni telefoniche e telematiche hanno fatto emergere da subito una spiccata propensione a delinquere da parte sua e di alcuni funzionari che aveva scelto per la gestione di ruoli decisivi all’interno del Comune”, ha detto tra le altre cose il sottufficiale della Guardia di finanza. Già nel corso dell’udienza precedente, il Pm Salvatore Vella aveva prodotto anche files video e immagini per formare la prova del versamento di alcune tangenti. Fra questi ci sarebbe un fotogramma – sembrerebbe estrapolato da un video – in cui si vede l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico Giuseppe Gabriele ricevere dei soldi all’interno del suo ufficio. Oggi come il 27 maggio scorso, il sottufficiale della Finanza, rispondendo al pm Vella, ha iniziato a raccontare i  passi dell’indagine con l’ausilio di un proiettore che mostrava i documenti di cui parlava e che, all’udienza successiva in programma il 24 giugno, mostrerà anche le scene della presunta consegna materiale delle tangenti.

La Procura ipotizza l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere “promossa, organizzata e diretta” dall’ex sindaco De Rubeis, dall’ex dirigente dell’Ufficio tecnico Giuseppe Gabriele e dall’ex consulente Gioacchino Giancone. Il pm Salvatore Vella contesta l’associazione a delinquere, la corruzione, il falso, la truffa, l’abuso di ufficio, la turbativa d’asta e l’abusivismo edilizio. Della presunta organizzazione avrebbero fatto parte anche i funzionari dell’Utc Giovanni Sorrentino e Pietro Gelo, l’architetto Alberto La Carrubba, componente della commissione edilizia, l’imprenditore Carmelo D’Agostino e l’isolano Francesco Cucina al quale, secondo l’accusa, spettava il compito di andare materialmente in giro a Lampedusa a ritirare il denaro delle tangenti. Gli imputati, in tutto, sono venticinque.

 

 

 

 

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