Mafia, per i servizi segreti: due magistrati siciliani a rischio attentato: Di...

Mafia, per i servizi segreti: due magistrati siciliani a rischio attentato: Di Natale e Saguto

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Renato Di Natale, procuratore capo di Agrigento e Silvana Saguto a capo della seziome Misure di prevenzione

La mafia avrebbe progettato l’uccisione di due magistrati siciliani in prima linea. Lo rivelerebbe una nota dei servizi di sicurezza già attivati per proteggere Silvana Saguto e Renato Di Natale. Attualmente Silvana Saguto presiede la sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo che ha deciso le più importanti confische di beni mafiosi. Di Natale è procuratore capo di Agrigento ma sarebbe finito nel mirino delle cosche per avere coordinato le inchieste contro il clan Emmanuello di Gela all’epoca in cui era capo della Procura di Caltanissetta. Il piano per la loro eliminazione si baserebbe su uno scambio di favori tra le cosche: il gruppo gelese avrebbe il compito di colpire Silvana Saguto mentre i boss palermitani avrebbero preso l’impegno di eliminare l’altro magistrato. Insomma, un interscambio di forze volto ad impedire il riconoscimento dei sicari. Strategia questa preferita ed adottata negli anni 90 dalla Stidda.  Non è chiara la fonte che avrebbe annunciato il patto tra le due organizzazioni confederate.I sicari di Gela dovevano uccidere un magistrato a Palermo e quelli di Palermo ne dovevano eliminare un altro a Caltanissetta. Lo scambio di favori costituiva il “patto” stretto tra due gruppi criminali saltato, quando era ormai in una fase avanzata, solo per un caso: l’arresto in un’operazione antimafia del “gruppo di fuoco” che a Palermo doveva colpire Silvana Saguto, presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale. E’ l’ufficio giudiziario che negli ultimi tempi ha messo in ginocchio l’economia mafiosa con una grande mole di sequestri e di confische di beni. Fallita la prima parte del piano, i boss hanno dovuto rinunciare alla seconda nella quale era previsto un attentato nei confronti di Renato Di Natale, attualmente procuratore diAgrigento. Ma Di Natale doveva essere colpito per avere coordinato, all’epoca in cui era capo della Procura di Caltanissetta, le indagini sul clan gelese degli Emmanuello. Si tratta di un gruppo mafioso coinvolto nel racket degli appalti, nel traffico di droga e in una lunga serie di omicidi. Per questo il capo del clan, Daniele Emmanuello, era finito nella lista dei 30 criminali piu’ ricercati d’Italia. Dopo 11 anni di latitanza era stato localizzato nel 2007 in una masseria in provincia di Enna ed era stato ucciso in un blitz della polizia. La morte del capo del clan aveva messo in crisi la mafia di Gela. E l’eliminazione del procuratore Di Natale era stata concepita come il momento piu’ spietato della controffensiva di Cosa nostra. Il progetto si sarebbe saldato lungo l’asse con Palermo, dove altri gruppi erano stati colpiti dalle raffiche dei sequestri. L’allarme era scattato quasi due anni fa. I servizi di sicurezza avevano messo insieme le tessere del mosaico criminale ma, a quanto pare, avrebbero intensificato il sistema di “osservazione” prima di informare gli investigatori. Questo accadeva solo un paio di mesi fa quando una nota ufficiale ha fatto scattare nuove e piu’ efficaci misure di protezione nei confronti di Silvana Saguto e Renato Di Natale. Il mantenimento di un livello di protezione alto e’ indicativo dell’attualita’ del pericolo. Altro motivo di allarme e’ rappresentato dall’inedita alleanza militare tra Gela e Palermo. Gli investigatori sono convinti che il piano per l’eliminazione dei due magistrati in prima linea sia frutto di una nuova linea federativa di spezzoni incontrollabili di Cosa nostra.

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