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La cultura del lavoro, prima o poi, paga sempre: la rivoluzione dell’Akragas

La domanda che negli ultimi tempi sta di più ossessionando i tifosi dell’Akragas è sicuramente una: “Ma come è possibile?”.
In effetti, quello che sta succedendo ad Agrigento, calcisticamente parlando, da quando è tornato Pino Rigoli (e parte della dirigenza facente capo a Silvio Alessi) è difficilmente spiegabile.

Una squadra spremuta, svogliata, senza stimoli. Un record non del tutto invidiabile di 7 sconfitte consecutive casalinghe con l’Esseneto che era diventato una sorta di tabù inespugnabile. Stesse figure, stessi personaggi, stessa compagine si ritrovano un mese dopo questa parentesi ad aver conquistato 15 punti su 15 nelle ultime 5 partite, ad aver subito un solo goal, dopo che per mesi l’Esseneto era divenuta terra di conquista, e si sono sbloccati quegli elementi chiave della rosa. Proviamo ad analizzare i segreti di questa piccola rivoluzione in salsa agrigentina.

Torniamo indietro nel tempo, precisamente a quel 16 Gennaio scorso. L’Akragas subisce, per l’ennesima volta, un terribile passivo: 1-4 in casa contro il Matera che domani la partita e condanna gli agrigentini. Questo episodio rappresenta, forse, il momento più basso della parentesi in Lega Pro della squadra di Agrigento. Un divenire di avvenimenti , peraltro, cominciati con i malumori della rosa, dei giocatori, della stessa società che arrivò addirittura a “spaccarsi” in due blocchi con le famose dichiarazioni, tramite social network, del presidente Marcello Giavarini dove puntò il dito, per inadempienze economiche, contro la “minoranza” della società. Insomma, un ambiente non del tutto tranquillo che, inevitabilmente, rispecchiava in campo quanto di negativo assorbito durante la settimana. Ritorniamo al 16 Gennaio e spostiamoci di 24 ore.

La società, ancora nel pallone, decide di prendere del tempo. Le idee, evidentemente, non sono chiare e non si è ancora deciso se sollevare Legrottaglie dall’incarico oppure continuare su questa scia. Fortunatamente, dopo 24 ore, ci pensò lo stesso ex Juve a dimettersi e a “costringere” la dirigenza a mettersi alla ricerca di un nuovo allenatore. Da lì cambiò il cammino dell’Akragas.

Una mini rivoluzione interna determinò il capovolgimento totale degli incarichi e delle responsabilità a livello gestionale e tecnico. Silvio Alessi, apparentemente messo in disparte, prese le redini della situazione nominando , prima che subito, Dario Scozzari come uomo chiave all’interno dello spogliatoio e nella gestione degli affari interni; rientrò anche Totò Catania, uno degli artefici della promozione in Lega Pro. Da qui si optò per la scelta più ovvia, forse sottovalutata inizialmente in quanto si pensava fosse soltanto una mossa di “marketing”: richiamare sulla panchina dell’Akragas Pino Rigoli.

La rivoluzione cominciò con un ritorno al passato, coltivando la celebre “cultura del lavoro” che tanti frutti aveva permesso di raccogliere proprio ad Agrigento. Dunque, non cambiamento totale degli interpreti ma un loro pieno recupero. Non a caso, le prime scelte di Rigoli, furono quelle di confermare i due simboli della disfatta della gestione Legrottaglie: Madonia e Di Piazza. Proprio da loro ricominciò  a camminare il progetto Akragas. Una cultura del lavoro che imponesse sacrificio, spirito battagliero ma soprattutto stimoli a far bene con questa maglia. E così, anche grazie all’arrivo di alcune pedine rivelatesi fondamentali come Muscatt e Dyulgerov, arrivò la prima vittoria, quella che mancava da Ottobre 2015. 1-0 di misura sul Monopoli.

Dopo l’esordio brillante nessuno mai poteva aspettarsi che da quel giorno sarebbero arrivate altre quattro vittorie consecutive e, dunque, altri 12 punti. Un cammino che ha permesso agli agrigentini di recuperare le posizioni perse durante quei mesi infernali ma, soprattutto, di uscire per la prima volta dalla zona play out. La difesa, sotto la gestione Rigoli, è la meno perforata del girone C con 1 solo gol al passivo. Madonia, fantasma nella prima parte di stagione, sembra recuperato in pieno e adesso sfodera prestazioni sempre più convincenti, condite da assist e gol. Di Piazza, contestatissimo fin dal primo giorno in biancazzurro, ha riconquistato la fiducia del suo pubblico a suon di gol.

L’Akragas, dunque, sembra stia vivendo il suo “miracolo” proprio quando uno dei “fedeli” è andato via. La “cultura del lavoro” paga, comunque, prima o poi.

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