Agrigento, accusati di ricettazione: assolti un uomo e una donna

Agrigento, accusati di ricettazione: assolti un uomo e una donna

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Tribunale di Agrigento

Oggi il tribunale monocratico di Agrigento, nella persona del giudice Ermelinda Marfia, ha assolto, perché il fatto non costituisce reato, dall’accusa di ricettazione Giuseppe Bellanca (65enne di Joppolo Giancaxio) e Georgeta Nistor (40enne rumena, residente a Joppolo Giancaxio) in riferimento all’acquisto e alla rivendita di un telefono cellulare modello “Samsung Galaxy”.

Il telefono era stato dimenticato da una ragazza all’interno di un autobus che la stava conducendo da Agrigento a Ribera. La proprietaria contava di ritrovarlo presso gli uffici amministrativi della ditta di trasporti, ma non ebbe fortuna: del cellulare nemmeno l’ombra. Pertanto non le rimase altra scelta che denunciarne il furto ad opera d’ignoti.

Qualche mese dopo, i carabinieri di Agrigento, nel corso di alcune intercettazioni telefoniche ad ampio spettro, riuscirono a individuare il terminale del telefono scomparso nelle mani della giovane rumena, la quale, immediatamente chiamata in caserma, trasecolava. La rumena, non rendendosi nemmeno conto del motivo per cui era stata invitata, chiarì agli investigatori di aver acquistato “di seconda mano” il telefono cellulare dal suo conoscente Giuseppe Bellanca per una cifra intorno ai 40 euro.

Quest’ultimo, interrogato dagli infaticabili carabinieri, dichiarava candidamente di averlo a sua volta acquistato per una cifra intorno ai 30 euro presso una bancarella ambulante verosimilmente gestita da extracomunitari del Bangladesh al Viale della Vittoria di Agrigento.

Alla fine di questa fantasmagorica girandola di coincidenze, il telefonino fu restituito in condizioni di perfetto funzionamento alla legittima proprietaria riberese.

I difensori dei due imputati, l’avvocato Marco Padùla e l’avvocato Fabio Inglima Modica per il Bellanca, e l’avvocato Giuseppe Lo Dico per la Nistor, sono riusciti a dimostrare ampiamente l’insufficienza di prove a carico dei loro assistiti e l’infondatezza dell’impianto accusatorio.

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