Agrigento, “Nostro onore” di Marzia Sabella protagonista del Caffè letterario sulla legalità

Agrigento, “Nostro onore” di Marzia Sabella protagonista del Caffè letterario sulla legalità

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Marzia Sabella

Alessi, Sabella, Terrasi
Alessi, Sabella, Terrasi
Il questore Finocchiaro e Paolo Cilona
Il questore Finocchiaro e Paolo Cilona
Lei è il magistrato Marzia Sabella, sorella di Alfonso Sabella, magistrato incaricato assessore da Ignazio Marino alla trasparenza del comune di Roma e di rimando, per non apparire riduttivi, lui è fratello di Marzia Sabella.
Non vuol essere un gioco di parole quanto invece la segnalazione che ci troviamo di fronte a “due colonne doriche” della lotta alla criminalità organizzata. E guai a dire “contro la mafia” perché Marzia Sabella si è già parecchio innervosita con l’editore che a sua insaputa ha messo come sottotitolo al suo libro “Nostro Onore”, “un magistrato contro la mafia”. Questa prima pubblicazione di Marzia Sabella scritta in collaborazione con Serena Uccello è stata presentata nel corso del consueto appuntamento del Caffè Letterario” organizzato dal questore di Agrigento Mario Finocchiaro in collaborazione col presidente Fabio Fabiano dell’”Associazione Emanuela Loi”. Pubblico delle grandi occasioni per una testimonianza diventata anche letteraria che squarcia, come lo è stato per i libri degli altri poliziotti-scrittori, il velo più o meno teso o riservato per ovvie ragioni, su un mondo che ci è vicino e ci obbliga a conoscere e contraddire una presunta separatezza che non dovrebbe far comodo a nessuno. Né in alto, né in basso. Che la democrazia la faccia da padrone in questa serie di “Caffè”, è stato dimostrato e ne tiene in gran conto il moderatore Enzo Alessi di questo luogo privilegiato per chiarimenti ancora più approfonditi. Non conosciamo il fratello Alfonso Sabella (che tempo fa entrò in rotta di collisione con Giovanni Tinebra) abbiamo conosciuto la sorella Marzia che in quanto a divertita ironia e spigliatezza (si vedano i primi piani delle foto) non la batte nessuno e quando le rivolgiamo la fatidica (e “pantaleonica”) domanda “a che punto è la notte dell’antimafia” non esita a contraddirci il presente della “commissione” di cui lei, tra l’altro, è attuale consulente.
Marzia Sabella racconta la sua vita di magistrato
Marzia Sabella racconta la sua vita di magistrato
Un totale della sala
Un totale della sala

“Per me la Commissione Antimafia è in pieno giorno. E’ una commissione che sta lavorando, che sta lavorando bene. Tutto quanto passa come negativo e che è stato oggetto di critica, mi riferisco per esempio alla cosiddetta “lista degli impresentabili” ( il termine non è della Commissione ma un termine giornalistico), nasce dalla volontà non di una persona ma di una Commissione che ha deciso di fare questo, e si è fatto perché la legge istitutiva lo prevedeva, perché quella commissione aveva approvato un codice di autoregolamentazione dei partiti per la formazione delle liste elettorali e quindi era dovere della Commissione farlo. Sulla tempistica di cui tutti parlano e criticano è una tempistica notificata dai tempi. Il lavoro fatto dai magistrati con la raccolta dei certificati penali, confrontarli ed esaminarli, è stato fatto in un periodo ristrettissimo, quindi se questo viene considerato un neo della Commissione antimafia ci si sbaglia. Non si può caricare questo alla responsabilità della Bindi perché tutte le decisioni sono state prese da un ufficio di presidenza ed è stata l’espressione di una volontà politica molto più ampia, Quindi per quanto riguarda tutto il resto, c’è interesse su tutto, ci si sta occupando non solo delle mafie tradizionali ma soprattutto delle loro espansioni in località che si pensavano immuni, Ci si sta occupando delle cosiddette nuove mafie, che nuove non sono, lo diciamo per orientarci nel tempo e nello spazio. Per quello che mi riguarda non arriva una istanza che non venga esitata, che non venga valutata e alla quale non venga data una risposta. Una Commissione quindi che sta lavorando tantissimo con ritmi che credo non abbiano paragoni con altre Commissioni e questo non lo dico perché ci sono io, sono consulente sui vari temi di mia competenza e per l’esperienza che ho avuto nella Dda di Palermo”.
Ne conviene che qualche partito dovrebbe chiedere scusa alla Bindi?
“Penso di si. Sono argomenti su cui non mi piace calarmi perché non sono i miei argomenti, ecco, a me piace parlare di diritto, di processi perché è il mio giardino. Sono scelte che vanno chiaramente al di sopra di me, sono valutazioni che non mi spettano, però parlando da cittadina che conosce la legge istitutiva della Commissione antimafia, conosce il codice di autoregolamentazione, conosce lo svolgimento dei fatti, penso che qualcuno debba chiedere scusa”.
L’Antimafia fa il paio con la questione meridionale, sono due aspetti strettamente collegati.
“La domanda mi pare un po’ a trabocchetto, nel senso che antimafia e questione meridionale oggi aprono molti scenari. La verità è che lo scenario era uno dove c’era l’antimafia che doveva liberare il meridione, oggi su questa antimafia abbiamo molto da pensare, da rivedere e bisogna rimboccarsi le maniche”.
Qualcuno parla di un piagnisteo…
“E vabbè piagnisteo. Io sono per esempio per l’abolizione dello Statuto speciale della Sicilia perché è quello che contribuisce a fare la questione meridionale, non ce ne usciremo mai, noi, dalla questione meridionale con lo Statuto speciale”.
Su questo punto ci sono molte discrepanze tra parlamentari regionali e nazionali. E molte difensive.
“Questo non lo so. Certo i punti di vista sono diversi e le necessità sono diverse. Ci sono necessità difensive anche da parte di parlamentari regionali che probabilmente non sono riusciti a fare ciò che volevano fare. Ma non sto facendo un discorso di colpa dico solo che è un discorso molto difficile e non basta una persona che nel giro di qualche anno cambia. Cose anche piccole si possono sempre fare”.
Il suo futuro? Ci saranno ancora diversi distacchi visto che lei stessa scrive che una maggiore esperienza diventa un problema, per non parlare degli inevitabili logoramenti umani.
“In teoria il mio futuro dovrebbe aspettare il 2018, fine legislatura, quando scade anche la Commissione parlamentare. Sono un magistrato, so fare quello e mi piace fare questo”.
Niente sassolini nella scarpa?
“Non ho sassolini, anzi alla fine mi ritengo fortunata perché ho fatto sempre quello che ho voluto fare, l’ho fatto col cuore, credo anche di essermi divertita e di essere molto cresciuta. Fa parte del gioco”.
Come accetta e concilia la blindatura con la sua vita personale?
“Non si concilia, io del resto mi sarei annoiata, ho tanto piacere a non conciliare. Ho una vita piena, mi annoierei a timbrare cartellini”.
Una immagine di Marzia Sabella
Una immagine di Marzia Sabella

foto di Diego Romeo

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